ERLING BRAUT HAALAND – Scandinavia, VIII-XI secolo dopo Cristo: orde di guerrieri norreni, i famosi vichinghi, attraversano l’Europa centro-occidentale mettendo a ferro e fuoco qualunque cosa trovassero sul proprio cammino. A distanza di secoli, transitando da storia a calcio, un gigante norvegese, alto 1.94 m. per 87 chili, cavalcando dalla parte più settentrionale del continente, si è abbattuto spietato e furioso sul panorama sportivo europeo, devastando ogni difesa nemica.

Una bestia potente e possente, feroce e temeraria, che ha nell’area di rigore avversaria il terreno di caccia preferito, è saltata agli occhi degli appassionati internazionali.

La miglior descrizione di questo terribile centravanti è quella di un giornalista suo conterraneo, Øyvind Godø: “È forte come un orso ed è veloce come un cavallo. È un killer, una macchina da gol”. Effettivamente, Erling Braut Haaland, classe 2000, sembra proprio un robot programmato per distruggere ogni cosa; un automa implacabile e devastante, inesorabile e privo di sentimenti.

ERLING BRAUT HAALAND CARRIERA – Haaland è uno dei tanti figli d’arte del calcio. È infatti nato a Leeds, città nella quale, diciannove anni fa, giocava il padre Alf-Inge, salito agli onori della cronaca principalmente per la rivalità col solito Roy Keane; col quale erano fallacci e botte da orbi ogni qualvolta si incontravano in campo.

Il giovane Haaland inizia invece nel Bryne, seconda serie norvegese; ma, dopo una stagione in chiaroscuro, in cui fallisce anche il provino all’Hoffenheim, accetta il trasferimento al Molde, allora guidato da uno dei suoi compatrioti più celebri: Ole Gunnar Solskjær, storico bomber del Manchester United.

Sotto la sua sapiente guida, Haaland affina il suo killer instinct, impara come muoversi per risultare più efficace, capisce come essere freddo, glaciale e letale sotto porta. Non a caso, segna quattro reti in ventuno minuti alla prima in classifica; e nelle due stagioni col Molde ne mette a referto venti in cinquanta presenze. L’implacabile vichingo, dopo aver devastato la Norvegia intera, si sente quindi pronto per compiere la traversata continentale.

Pur caldamente corteggiato dalla Juventus (che dirà di aver rifiutato per non affrettare troppo i tempi e perché preferiva crescere per il momento in una squadra più modesta) Haaland sceglie il Red Bull Salisburgo; la squadra dove la sua trasformazione a macchina preposta soltanto a bucare difese e portieri avversari si completa definitivamente.

Il suo primo anno in Austria non vede particolari acuti, anzi l’ex Molde viene ricordato soprattutto per la Nazionale; e per aver rifilato ben nove reti al malcapitato Honduras nel Mondiale Under 20 del maggio 2019.

È solo nell’attuale annata 2019/2020 che il nome di Haaland si impone di prepotenza sotto i riflettori continentali; con la promozione a titolare fisso dell’attacco, il prodigio norvegese infatti annichilisce tutto e tutti e compie l’agognato salto di qualità.

Il dato più eclatante riguarda i gol: 27 totali, una cifra assai notevole, che però non avrebbe di per sé chissà quale unicità; la statistica acquista importanza quando si vanno ad enumerare le presenze stagionali: 23. Quindi 27 reti in 23 partite. Più gol che partite. Di queste, sono 12 quelle nel campionato austriaco e sono 15 i gol; di cui addirittura tre triplette: una vera macchina umana.

A proposito di triplette, si rimane a bocca aperta quando ci si sofferma ad analizzare il suo esordio in Uefa Champions League con la casacca austriaca; 2 assist e 3 gol al povero Genk, uno di sinistro e due di destro, quasi a voler mostrare la sua implacabilità anche col piede meno forte.

Soltanto sette giocatori prima di lui erano riusciti a siglare una tripletta all’esordio nell’ex Coppa dei Campioni: Brahimi, Grafite, Iaquinta, Yakubu, Asprilla, Van Basten e Rooney. Il bomber inglese è anche l’unico calciatore, insieme a Raul, ad esserci riuscito temporalmente prima rispetto ad Haaland; ma il gigante nordico ha dalla sua il record di tripletta realizzata nel minor lasso di tempo: soltanto 45 minuti, soltanto un tempo di gioco.

Anche se sono appena stati scomodati nomi grossi, è bene aggiungerne un altro; Didier Drogba, il giocatore al quale Haaland ha strappato il primato di maggior numero di marcature nelle prime tre gare di Champions: ben sei.

Nelle quattro partite giocate in totale nella competizione il centravanti del Salisburgo ha già realizzato sette reti; oltre alle tre sopracitate al Genk, una ad Anfield ad Alisson; e addirittura tre al Napoli di Ancelotti, due in casa propria ed una al San Paolo.

E se qualcuno poteva dire che Haaland fosse in grado di far la differenza soltanto contro le modeste retroguardie austriache, Napoli e Liverpool non sembrano certo le squadre più deboli del continente; anzi, le rispettive difese sono guidate da Koulibaly e Van Dijk, entrambi probabilmente sul podio dei migliori difensori al mondo; ed entrambi che sono stati ridicolizzati dall’omone scandinavo. Tutto questo basta per dimostrare lo strapotere del vichingo?

ERLING BRAUT HAALAND CARATTERISTICHE – Si potrebbe pensare che Haaland sia il classico centravanti boa che riceve palla spalle alla porta attirando su di sé il marcatore; si gira utilizzando il suo fisico statuario, fa a spallate e assiste per i compagni accorrenti facendo salire la squadra; non è così.

Haaland è un attaccante atipico per la sua mole, uno a cui piace puntare a tu per tu la difesa avversaria; portando il pallone e sfondando nel cuore del campo, come se fosse un rugbista.

La sua forza bruta fa parte di un invidiante bagaglio tecnico comprendente anche un’ottima tecnica e un’eccellente coordinazione; che gli consentono movimenti fluidi e scattanti, impensabili normalmente per uno con un tale fisico. È infatti molto veloce, agile e intelligente tatticamente, come dimostrano i suoi passaggi chiave.

Una macchina da gol e un distinto rifinitore, un bomber minaccioso, ingombrante, implacabile, feroce e inquietante; quando segna un gol è solito aprire le braccia e ruggire come una bestia scandinava o un guerriero vichingo; al fine di incutere paura e timore reverenziale agli avversari.

Haaland è il più classico dei predatori, che s’incurvano e caricano a testa bassa contro i nemici, sfruttando tutta la loro potenza fisica; e quando hanno la possibilità di mettere a segno il colpo, non sbagliano mai, proprio come Haaland; che difficilmente fallisce quando si presenta l’opportunità di aggiungere il suo nome al tabellino dei marcatori.

Un uragano che si abbatte sugli avversari, una tempesta ricca di saette e fulmini, simboli di Thor, nella mitologia norrena il dio del tuono; di cui Haaland sembra rappresentare, per ferocia e potenza, l’incarnazione terrena.

Il Salisburgo è perfettamente consapevole di avere tra le mani un sicuro crack del calcio mondiale, un prospetto dal potenziale indefinibile; un talento già apparentemente maturo e nel pieno delle forze, ma che in realtà ha soltanto ancora 19 anni e tantissimo ancora da dimostrare.

Nel frattempo, la società austriaca ha già fissato la base d’asta: 100 milioni sarà il prezzo da cui in estate dovranno partire i vari Manchester City, Psg, Juventus, Real Madrid e così via per provare ad accaparrarselo.

Del resto, date le assurde cifre che contraddistinguono il calciomercato attuale, non saranno certamente soldi mal spesi. Perché Haaland, giovane vichingo calato dal nord dell’Europa per vincere, come il dio Thor, qualunque cosa gli si pari davanti, sarà sicuramente uno dei centravanti di cui in futuro sentiremo a lungo parlare.

Articolo precedenteMuslimovic Padova: “In biancoscudo esperienza importante, Rimini indimenticabile. Sullo un grande” – ESCLUSIVA EC
Articolo successivoMilan: a cosa ti serve Ibra?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui