EDITORIALE – Napoli, Sarri non è un traditore: ecco perché

EDITORIALE – Napoli, Sarri non è un traditore: ecco perché

NAPOLI SARRI TRADITORE – Nel primo pomeriggio di ieri, la Juventus ha ufficializzato l’approdo di Maurizio Sarri sulla panchina bianconera. Si è così conclusa una vera e propria telenovela sul nuovo allenatore della squadra torinese; tra chi ha indicato quasi sin da subito il tecnico toscano come successore di Massimiliano Allegri, e chi invece ha accostato Pep Guardiola.

Tralasciando l’aspetto tecnico-tattico, alcuni tifosi e addetti ai lavori del Napoli non hanno preso bene la notizia, additando Sarri come vero e proprio traditore.

NAPOLI SARRI TRADITORE – Ma è davvero un traditore Sarri? Una risposta c’è, e proveremo ad arrivarci per gradi. Anzitutto, al momento del suo arrivo nel club di De Laurentiis l’allenatore di Figline Valdarno aveva trovato un ambiente non troppo entusiasta; anche vista la deludente seconda parte di stagione 2014/2015, culminata con il mancato accesso alla Champions League per mano della Lazio all’ultima giornata dell’ultimo campionato.

Sarri, tre anni indimenticabili alla guida del Napoli

Inevitabile poi lo scetticismo attorno allo stesso Sarri, alla prima esperienza in una piazza così importante e prestigiosa dopo le precendenti esperienze all’Empoli, al Sorrento, all’Alessandria, al Perugia, all’Hellas Verona, all’Arezzo, al Pescara e in altre società minori. Allo stesso modo, il suo avvio al Napoli è stato tutto tranne che esaltante, in quanto nelle prime tre giornate arrivano solo 2 punti: ko contro il Sassuolo alla prima, e 2-2 consecutivi contro Sampdoria ed Empoli.

Sarri e Napoli, la scintilla

La prima vera scintilla tra Sarri e Napoli si accende a seguito della vittoria per 2-1 proprio contro la Juventus, nella serata in cui Insigne e Higuain – letteralmente rigenerato dall’allenatore toscano – mandano in estasi il San Paolo. Quel successo è solamente il primo di una lunga serie. Non a caso, gli azzurri, peraltro campioni d’inverno, chiudono al secondo posto con ben 82 punti, più di trenta rispetto all’annata precedenti. In pochi si aspettavano un simile risultato.

Le successive due stagioni sono storia recente, con il Napoli che nella primavera 2018 va vicinissimo a vincere lo scudetto. Tuttora indimenticabile è quella serata all’Allianz Stadium, con quel colpo di testa vincente di Koulibaly che permette alla squadra di espugnare il fortino bianconero. Probabilmente il punto più alto della storia dei partenopei dai tempi di Maradona. Il finale di campionato è stato poi diverso, con il pesante ko di Firenze che fa svanire ogni sogno di gloria, ma quella quasi-impresa resterà qualcosa di storico.

Ma torniamo al presente. Come sopra indicato, diverse sono state le reazioni alla firma di Sarri con la Juventus, dalla petizione online per cancellare il termine “sarrismo” dall’enciclopedia Treccani, alla rimozione della targa a lui dedicata a Bagnoli, fino alla chiusura dell’importante pagina Facebook “Sarrismo – Gioia e Rivoluzione”. Senza dimenticare l’aver richiamato le numerose varie frasi dello stesso tecnico durante il triennio in azzurro, nonché il dito medio rivolto ai sostenitori bianconeri a poche ore dal quel Juventus-Napoli del 22 aprile 2018.

Gli interrogativi da porsi sul presunto tradimento di Sarri

NAPOLI SARRI TRADITORE – Ora, però, un paio di domande sono necessarie: Sarri è davvero da considerare un traditore? E poi, quel Napoli era davvero costruito per competere con la Juventus?

Quanto al primo interrogativo, la risposta non è difficile: come Higuain e tanti altri, il tecnico ex Pescara e Perugia è un professionista, e non scopriamo adesso che tale categoria di persone, specie al giorno d’oggi, guardano soprattutto il contratto o il portafogli. Non c’è molto altro da aggiungere o commentare. La bandiere ormai non esistono più. Come tanti hanno (giustamente) scritto ieri, conta solo la maglia.

Maggiormente, se così lo vogliamo definire, problematico è il secondo interrogativo. Il lavoro di De Laurentiis è stato straordinario: in soli quattro anni ha portato la squadra dalle macerie della Serie C post fallimento al primo turno di Europa League. Inoltre, il brand del club è tornato ad essere famoso in tutto il mondo, e da diversi anni la squadra è tornata in pianta stabile in Champions.

Ogni estate la Juventus si rinforzava, mentre il Napoli…

Ciò premesso, è davvero corretto dire che la società (perché non è nemmeno giusto e corretto imputare tutto al presidente) abbia davvero voluto lottare con la Juve per lo scudetto in quel triennio? Perché se da un lato i bianconeri si rinforzavano ogni estate con i vari Dybala, Mandzukic, Khedira, Pjanic, Higuain, Szczesny, Matuidi e altri (Ronaldo era arrivato quando Sarri aveva già lasciato l’Italia), lo stesso non si può dire per gli azzurri.

Esempio lampante: con la clausola rescissoria (pari a circa 90 milioni) di Higuain, da una società che vuole davvero lottare per qualcosa di importante ci si aspetta che ingaggi un bomber di razza altrettanto forte; un bomber con la stessa vena realizzativa, anche investendo una ingente e consistente cifra. E’ vero, prima dell’infortunio di Bergamo Milik stava facendo molto bene e aveva risolto ben più di una partita, ma non era da considerarsi una certezza, bensì una scommessa che si stava rivelando vincente. A parte l’attaccante polacco, finalmente tornato in questa stagione ad alti livelli, quell’estate il Napoli aveva rinforzato soprattutto la panchina, con i vari Maksimovic, Rog, Giaccherini, Diawara e Zielinski. Sia chiaro, ottimi giocatori e alcuni ottimi prospetti, ma per competere davvero con la corazzata di Allegri ci volevano ben altri innesti almeno nell’undici titolare, rimasto pressoché identico all’anno prima.

Stesso discorso per la stagione passata, l’ultima di Sarri. Il vero capolavoro dell’allenatore toscano è stata la capacità di aver saputo far rendere al meglio, forse addirittura anche oltre le rispettive potenzialità, calciatori senz’altro molto validi – come Hysaj, Jorginho, Allan, Callejon, Mertens e Insigne – ma di certo non top-player.

Quelle chiare parole di De Laurentiis

A sostegno di tale tesi, una risposta chiara quanto emblematica arriva dalle parole di De Laurentiis; parole rilasciate poco più di un anno fa: “Io a Sarri devo e dirò sempre grazie, altre due cose però mi hanno ferito. Quando disse “al prossimo rinnovo mi voglio arricchire”. La considerai un’offesa che estenderei a chi vive in un Paese da anni in recessione. Uno che guadagna 3 milioni lordi a stagione, 4 con i bonus, non può affermare una cosa del genere. La seconda è che al 4-3-3 passò grazie a noi, lo spingemmo a cambiare direzione. Mi disse: Presidente, mi faccia fare alla mia maniera, le prime sette partite le perderemo, ma in seguito vedrà che risultati. Gli risposi che dopo tre sconfitte lo avrei dovuto esonerare. La Grande Bellezza è un film di Sorrentino, bellissimo, ma è molto più bello vincere. E il disimpegno nelle coppe europee? La prima col Lipsia e la seconda col rientro dei senatori? Il record dei 91 punti in campionato? Non è un obiettivo societario, ma un traguardo personale: meglio un secondo posto a 81 e una progressione nel percorso europeo”.

Tirando le somme viene spontaneo chiedersi: Sarri ha davvero tradito il Napoli? Oppure ha fatto niente più che un ulteriore e importante salto in avanti nella sua carriera?

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