EDGAR CANI EDI RAMA – In quell’ormai lontano 8 agosto 1991 c’era anche lui a bordo della nave Vlora, che attraccava al porto di Bari e dalla quale scendevano circa 20mila albanesi. All’epoca aveva solo 2 anni, ma successivamente in Italia ha lasciato un segno indelebile, in particolare proprio con la maglia del Bari.

Stiamo parlando di Edgar Cani, attaccante al momento svincolato – dopo aver concluso a gennaio l’ultima esperienza alla Vibonese – ma con alle spalle una lunga esperienza tra Serie B e Serie C. Cresciuto nel vivaio del Pescara, vanta altresì una presenza nel massimo campionato con la maglia del Palermo. Nei mesi successivi (dall’estate 2009 a gennaio 2010) aveva giocato per sei mesi tra le fila di quel Padova appena tornato tra i cadetti e allenato da Carlo Sabatini. In biancoscudato 19 presenze e 2 gol.

EDGAR CANI EDI RAMA – Intervistato in esclusiva da “Europa Calcio“, il centravanti ha parlato di sé ma anche di Edi Rama, premier dell’Albania e protagonista di un grande gesto di solidarietà nei confronti dell’Italia, in quanto ha inviato 30 medici albanesi per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Cani, intanto come sta andando questo momento di diffocltà che tutti noi stiamo vivendo?

E’ momento appunto molto difficile. Dobbiamo essere intelligenti e fare la nostra parte per uscirne il prima possibile. Attualmente mi trovo sempre in Italia“.

Proprio pochi giorni fa, il premier albanese Edi Rama ha fatto un grande gesto per l’Italia. In passato ha mai avuto modo di conoscerlo di persona?

Personalmente non lo conosco, però ha fatto tantissimo per l’Albania. Il paese sta crescendo in questi ultimi anni, lo testimonia il fatto che molti italiani si spostano e vanno a vivere in Albania. E’ da molto che è primo ministro, e ne posso parlare solo bene. Il suo discorso e il gesto che ha fatto sono stati molto importanti. E’ proprio questo l’animo albanese: abbiamo tutti poco, ma quello che abbiamo lo condividiamo nei momenti difficoltà. Ha preso molto a cuore questa situazione. Inoltre, sono testimone del fatto che l’Italia, ormai quasi trent’anni fa, ci accolse benissimo“.

Cosa ricorda di quando sbarcò a Bari a bordo della Vlora?

Ti dico la verità: ero molto piccolo, quindi posso parlare riprendendo ciò che mi diceva mia madre. Gli italiani aprirono il cuore e ci diedero da mangiare e anche una sistemazione, in un momento in cui avevamo grande bisogno“.

Peraltro, anni dopo tornò di nuovo nel capoluogo pugliese, ma come bomber dei “galletti”.

Firmai a gennaio nell’ultimo giorno di mercato. Il Bari era in una situazione di classifica molto brutta, in quanto quasi in zona retrocessione. Però avevo molta fiducia, la squadra era buona ed ero arrivato in una piazza incredibile. Anche se devo dire che giocare all’inizio in quello stadio con al massimo 1.000 spettatori presenti era un mortorio. Poi siamo riusciti a ribaltare la situazione, arrivando quasi in Serie A. Nello spareggio contro il Latina c’erano 75.000 persona a sostenerci. Fu una stagione magica“.

La sua prima esperienza in B fu invece a Padova. Cosa le è rimasto di quei mesi in biancoscudato?

Di Padova ho un discreto ricordo: città bellissima ed era il primo anno di Serie B dopo tanto tempo. Almeno per quell’anno non c’erano quindi particolari ambizioni, l’obiettivo era la salvezza. Eravamo una squadra nuova, a gennaio la società aveva fatto delle scelte e io ero passato al Piacenza. E’ stata in ogni caso un’esperienza positiva. Sabatini buon allenatore. Conosceva già gran part del gruppo, il rapporto era buono e ci lasciammo bene“.

La scorsa estate invece aveva firmato con la Vibonese, ma poi a gennaio l’addio.

Sì, mi ero fatto male in ritiro, infatti quest’anno non ho mai giocato. A gennaio stavo facendo la riabilitazione, ma mentre loro volevano che tornassi in campo, io volevo finire di curarmi e di riprendermi completamente. Così abbiamo optato per la rescissione del contratto“.

Prima dello stop forzato di marzo, ha avuto proposte da altre società?

Sì, ho avuto dei colloqui con alcuni club di C e con società straniere, ma non ero ancora fisicamente pronto, quindi non si è concretizzato nulla“.

 

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