Doni alla Gazzetta: “Sono riconoscente alla Roma”

Doni alla Gazzetta: “Sono riconoscente alla Roma”

DONI ALLA GAZZETTA – Nelle gerarchie di Spalletti sarebbe dovuto essere il terzo portiere dietro Curci ed Eleftheropoulos e invece, a suon di ottime prestazioni, nel 2005-06 si guadagna i guantoni da portiere titolare della Roma risultando una delle rivelazioni di quella stagione di Serie A. Poi la riconferma nei due anni successivi, il calo di prestazioni dovuto agli infortuni fino alla mancata risoluzione dell’aritmia cardiaca che lo costringe ad abbandonare il calcio. Oggi dirige un’impresa di costruzioni negli USA. Di chi stiamo parlando? Di Alexander Donieber Marangon, semplicemente conosciuto come Doni.

DONI ALLA GAZZETTA – Intervistato alla Gazzetta dello Sport, l’ex portiere di Roma e Liverpool parla della sua esperienza italiana: “Sono riconoscente alla Roma. In giallorosso ho vinto tre trofei, ho conquistato la Coppa America da titolare e ho giocato con grandi compagni. Ricordo ancora il primo giorno che ho visto il Colosseo: un’emozione. Eravamo amici e c’erano tanti brasiliani. Io, Taddei, Mancini, Juan, Cicinho. Ci divertivamo molto, avevamo una grande squadra. Totti? Un grande. Lo considero senza dubbio uno dei più forti calciatori di sempre. De Rossi? Un amico, anche lui un grandissimo. Giocare con lui era fantastico, teneva il centrocampo e la difesa. Mi sentivo al sicuro.”

Sulla Roma attuale: “Zaniolo, un vero talento. Poi apprezzo anche Fonseca, è un bravo allenatore. Riguardo ai brasiliani, invece, di Ibañez si dice un gran bene, Juan Jesus è bravo. Infine sono sicuro che Fuzato farà grandi cose con la maglia della Roma. È un ottimo portiere.”

DONI ALLA GAZZETTA – Infine, un retroscena di mercato riguardante i due club per i quali Doni ha giocato nel nostro Continente: “Ho giocato un anno e mezzo ad Anfield. L’allenatore dei portieri del Liverpool, John Achterberg, è un mio amico. Prima che Alisson andasse alla Roma, un agente mi chiamò per chiedermi come fare per offrilo ai “Reds”, così lo segnalai subito a John e gli dissi di fare qualcosa, perché era troppo forte. Gli assicurai che sarebbe diventato il portiere titolare del Brasile. Alla fine è andata così. Ho avuto ragione io.”

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