DI FRANCESCO ROMA VERITA’ – Eusebio Di Francesco e il calcio si sono presi una pausa. Ora, nell’attesa di una nuova avventura, l’ex tecnico di Roma e Sampdoria si occupa dell’azienda di famiglia: l’Hotel Dragonara, albergo e ristorante alle porte di Pescara. Il Corriere dello Sport lo ha intervistato e l’allenatore abruzzese ha raccontato per la prima volta le sue verità sull’esperienza romana. Ecco le sue parole.

 

Parla Di Francesco: “Roma, ecco le mie verita’”

Sulla situazione attuale: “Non posso correre, mi sono operato da poco al ginocchio. Mi alleno un po’ con i pesi, leggo, continuo a studiare l’inglese ed esco raramente. I capelli me li ha tagliati mio figlio. Questa è una situazione particolare per tutti. Mi sono adeguato, cerco di viverla al meglio, rispettando le regole. Ho dovuto rinviare tante situazioni, anche la possibilità di tornare ad allenare che mi era stata prospettata, l’ultima a febbraio, all’estero. Ho la speranza che possa tornare tutto come prima, anzi meglio”.

DI FRANCESCO ROMA VERITA’ – Sull’esonero: “Il calcio è così, legato a episodi: l’esonero è stato un insieme di situazioni al di là dei risultati. C’era un po’ di malcontento che ci ha portato a quell’epilogo. Era un momento particolare, avevamo anche perso il derby. A Oporto siamo stati sfortunati per l’arbitraggio. Meritavamo i quarti. L’anno prima arrivammo in semifinale. In Europa abbiamo fatto il massimo. Resta il dispiacere della sconfitta a Liverpool, in condizioni particolari. Poi all’Olimpico ci siamo fatti gol da soli subito, il salvataggio sulla linea…”.

 

Parla Di Francesco: “Roma, ecco le mie verita’”

Sulla campagna acquisti di quell’estate 2018: “Sono state fatte delle scelte non corrette, a cominciare da quelle che rimpiango più di tutte: le partenze di Strootman e Nainggolan. Strootman è un giocatore straordinario, con la sua partenza abbiamo perso personalità e lo abbiamo pagato in continuità di risultati. Ho il rimpianto di non aver insistito a farlo restare, ho assecondato la sua decisione. I risultati altalenanti del secondo anno non ci furono nel primo, nonostante il caos con il mercato di gennaio, con Dzeko in bilico che stava per andare al Chelsea. I giovani andavano aspettati, ho dovuto rivedere il sistema di gioco per adattarlo alle caratteristiche di certi giocatori. Ünder è dovuto maturare, Kluivert ha avuto bisogno di tempo. Poi Zaniolo: tutti mi dicevano che era un ragazzo complicato ma io non ho avuto nessun problema con lui. All’inizio alcune volte l’ho ripreso davanti alla squadra ed è diventato il gioiello del calcio italiano”.

DI FRANCESCO ROMA VERITA’ – Sulle responsabilità del fallimento: “Non voglio attribuire responsabilità a nessuno. Pastore? Non abbiamo avuto un buon rapporto, ma non riesco ad avere rancore per certe sue dichiarazioni. Non è riuscito a rendere come ci si aspettava, ho visto che anche quest’anno aveva grande voglia ma non gioca da mesi. La qualità non è in discussione”.

Su Pallotta: “I giocatori hanno dato sempre il massimo, ci sono stati momenti in cui non sono stato bravo a entrare nella loro testa. Sono state dette tante cose sbagliate. Anche quando la società ha deciso di mandarmi via alcuni giocatori hanno fatto di tutto per far cambiare idea a Pallotta, che prese la decisione. Con il presidente mi sono sentito qualche giorno dopo l’esonero, le sue parole mi hanno fatto piacere”.

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