DEJAN KULUSEVSKI – È indubbio che, nel grande almanacco dei nomi, ve ne sono alcuni con una tradizione mitica e affascinante; dei nomi con un fortissimo potere evocativo, che al solo ascolto è un tripudio di emozioni.

Chi, tra gli appassionati di calcio, a sentire il nome Dejan non si figura immediatamente il montenegrino Savićević, funambolo degli anni ‘80 e ‘90; ed il serbo Stanković, regista degli inizi del secondo millennio?

Entrambi hanno condiviso un trascorso alla Stella Rossa di Belgrado e un’esperienza italiana, a Milano; seppur uno con la maglia del Milan e uno con quella dell’Inter.

Ma soprattutto entrambi condividono il nome, Dejan, esattamente come il protagonista di questa storia; che, a suon di giocate e prestazioni fenomenali, si sta prendendo la scena principale del nostro campionato.

Come le stelle sopra citate, il campioncino ha origini balcaniche (genitori macedoni); ma è nato e cresciuto in Svezia, tanto da guadagnarsi in patria l’onorevole soprannome di “la freccia di Stoccolma”.

Signore e signori, Dejan Kulusevski, il nuovo “millennial” terribile del panorama internazionale.

DALLA SVEZIA ALL’ITALIA – Negli ultimi anni abbiamo potuto constatare come la filosofia dell’Atalanta, volta a lanciare in prima squadra molti ragazzi del settore giovanile, sia indubbiamente corretta e ben messa in pratica; difficilmente calciatori del vivaio bergamasco hanno fallito il cosiddetto salto di qualità.

Merito certamente dell’organizzazione societaria e del responsabile del settore giovanile, Maurizio Costanzi; il quale nel 2016 andò a pescare dagli svedesi del Brommapojkarna un promettente sedicenne, strappandolo per centomila euro alla concorrenza dell’Arsenal.

Non sembra sia stato certo un investimento a perdere, dato che l’impatto di Kulusevski con l’Italia e la Primavera atalantina è semplicemente devastante; 85 presenze, 34 gol e 26 assist in tre anni di giovanili.

Statistiche sensazionali, che farebbero impallidire chiunque; alle quali fa da ciliegina la conquista del Campionato Primavera dello scorso anno e l’elezione a miglior giocatore delle fasi finali.

Per rendersi conto del perché dell’assegnazione del premio, basterebbe anche solo guardare l’assist spaziale che ha servito a Colley in finale; un esterno telecomandato in profondità che ha tagliato in due la difesa e messo il giovane gambiano davanti al portiere.

È stato in quel momento che le immense qualità del prodigio svedese sono apparse nitide ad un’intera nazione; la sua capacità di vedere calcio anche dove non ci sono spazi, l’intelligenza ed il coraggio di tentare la giocata che vada a spaccare le difese avversarie, l’estro pittoresco e seducente di quel mancino così educato e imprevedibile.

La chiamata in prima squadra è quasi prevedibile, pressoché scontata, perché è chiaro che è impossibile restar insensibili avanti a cotanto talento; figuriamoci se l’allenatore è Gasperini, maestro nel lanciare e gestire i giovani, che infatti non esita a farlo esordire in Serie A nel gennaio 2019.

A proposito di quel momento, lo stesso Kulusevski ha dichiarato, innocentemente, di essersi sentito come se avesse avuto cento chili di pesi sulle gambe; pesi che gli impedivano persino di correre. Parole che trasudano un’emozione forte, per la consapevolezza di esser arrivato tra i professionisti a soli 19 anni.

A sfregarsi le mani è l’Atalanta, cosciente di avere nelle mani una preziosissima pepita d’oro, da cedere, eventualmente, solo in prestito secco. È così che a Kulusevski si spalancano le porte del Parma.

PARMA – Dejan arriva in Emilia in punta di piedi, come una valida alternativa al tridente titolare composto, in teoria, da Gervinho, Inglese e Karamoh.

Nessuno si sarebbe aspettato un inizio tanto entusiasmante da parte della freccia svedese; che è riuscito a ritagliarsi subito un posto da titolare nello scacchiere crociato come esterno d’attacco del 4-3-3 di D’Aversa.

Un ruolo totalmente inedito per lui, che era sempre stato visto come mezzala offensiva, al massimo come trequartista, ma mai ala. Eppure chi ha giocato a calcio lo sa bene: chi brama di crescere e diventare un campione farebbe anche il portiere se servisse.

Non pare però il caso di Kulusevski; visto che, a suon di gol e assist, il ragazzo prodigio è diventato il trascinatore e la stella più splendente del Parma. Con la rete realizzata al Torino, Kulusevski ha raggiunto il record di marcatore più giovane del nostro campionato.

Ah, forse infatti non è stato specificato: Dejan Kulusevski è un classe 2000! Un “millennial” che, con ben cinque passaggi vincenti, è già il miglior assistman della Serie A.

Statistiche da capogiro, impressionanti, che non possono che far pensare che il giovane svedese sia decisamente un predestinato.

IL RAGAZZO DEJAN – Un eletto che sembra avere nell’assistenza ai compagni la sua caratteristica principale. A far rumore non è infatti soltanto il numero di assist già messi a segno, ma la quantità statistica di gioco creato da Dejan Kulusevski; secondo Football Talent Scout, è infatti il quinto Under 21 per passaggi chiave nei cinque maggiori campionati europei, dopo Alexander-Arnold, Ødegaard, Geiger e Mount.

La sua incisività e la sua gran duttilità tattica gli hanno permesso di conquistare anche la Nazionale, in cui ha svolto tutta la trafila delle giovanili sino all’Under 21; dove, ovviamente, sta incantando e impressionando tutti.

Ultime due partite, tre gol e un assist, che, sommati ai numeri dello scoppiettante inizio con la casacca gialloblu, testimoniano un inizio di stagione spaventoso, con cinque reti e sei assist.

Questa vocazione per il passaggio smarcante e la giocata di fino è insita nel suo background da giocatore di Futsal, da cui lui stesso ha dichiarato di aver imparato a giocare con la suola; come il suo idolo, che non poteva che essere Ronaldinho.

Una passione, quella per il calcetto, condivisa da piccolo con la sorella Sandra, a detta di tutti una calciatrice mancata. Perché in fondo, il poliglotta Kulusevski (parla svedese, macedone, inglese e italiano) è un ragazzo molto tranquillo, che preferisce una serata in famiglia o una partita alla PlayStation ad ogni altro tipo di distrazione.

Serietà e professionalità sono i mantra che contraddistinguono il suo modo di intendere il gioco del calcio; mezzala, trequartista, esterno o ala, non importa, l’importante è giocare.

Duttilità, talento e abnegazione, ecco, con queste poche parole si può descrivere il nuovo Dejan che sta incantando il mondo del calcio.

E con un nome così difficilmente si può fallire.

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