De Laurentiis e tifo organizzato: un incontro per il bene del Napoli – Si dice da sempre che esistano pochi luoghi al mondo in grado di identificare in maniera univoca e identitaria la squadra di calcio con la città di appartenenza. In Italia, Napoli è certamente tra queste. Da sempre l’umore cittadino è legato ai risultati sportivi dei calciatori, indipendentemente dal livello della competizione. Una vittoria in Serie C vale come una vittoria ai gruppi di Champions League. Una sconfitta in Coppa Italia vale un ko in Serie B. La piazza, da sempre, si deprime o si esalta senza scala di grigi: va tutto bene quando si vince, va tutto male quando si perde.

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis rappresenta un unicum nel panorama storico-calcistico della città (e lo è anche, probabilmente, a livello nazionale): nessun passo più lungo della gamba, attenzioni ai bilanci, rispetto delle regole e del FPF, sostenibilità, nessuna spesa superiore al guadagno. Insomma, il club è solido. E quest’anno è riuscito a sovvertire ogni pronostico di luglio, quando le griglie degli esperti vedevano gli azzurri addirittura fuori dalla zona Champions o quando le frange estreme dei gruppi organizzati affiggevano striscioni in giro per la città per attaccare la campagna acquisti del club e direttamente il presidente.

De Laurentiis e tifo organizzato: un incontro per il bene del Napoli

Il successo del Napoli sta nell’essersi collocato all’infuori dei tradizionali canali cittadini calcistici e dell’iconografia che piace a quella fetta di napoletani autolesionisti. E’ un Napoli di regole e norme, niente pizza e mandolino, lontano dal cliché del tira a campare e dall’illegalità, in un contesto sociale che non perdona chi riesce ad emergere. Piaccia o no, De Laurentiis ha raccolto ciò che restava del Napoli ed ha costruito una macchina in grado di riportare la squadra ai vertici del calcio italiano ed europeo.

Non è un’equazione certa quella che lega il risultato di Napoli-Milan con il triste spettacolo visto in Curva (botte tra gli stessi tifosi azzurri). Fatto sta che stiamo vivendo una storia mai vista in precedenza: la squadra è ad un passo dal terzo Scudetto della sua storia, è in corsa per i quarti di finale di Champions League (risultato mai raggiunto dal 1926) e il pubblico delle Curve non è contento. Un paradosso ai limiti del surrealismo comico, Napoli si è risvegliata questa mattina come se stesse vivendo i peggiori anni bui della storia calcistica e non un’annata da ricordare e incorniciare. Perché dunque offendersi quando Arrigo Sacchi afferma che “Vincere a Napoli è più difficile che a Milano o a Torino: è una questione di humus sociale”? Non sta accadendo proprio questo?

Per questi motivi, occorre che tutti (De Laurentiis e tifo organizzato) facciano un passo indietro (ma bello grande), per rimettere al primo posto il bene del Napoli in un anno che potrà dare enormi soddisfazioni alla città.

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