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de Guzman, accusa schock al Napoli: “Non volevo andare via e Giuntoli mi tirò un pugno”

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[df-subtitle]de Guzman: “L’allenatore mi disse che da quel giorno non mi sarei più allenato col gruppo. Nessun compagno mi ha aiutato ma lo capisco”[/df-subtitle]

In una lunga intervista rilasciata a “volkskrant.nl“, Jonathan de Guzman, polivalente centrocampista olandese di 31 anni, lancia una accusa non poco pesante nei confronti del Napoli, dove ha giocato dall’estate 2014 a gennaio 2016, quando i partenopei lo avevano dato in prestito al Carpi. Attualmente veste la maglia dell’Eintracht Francoforte.

Così il giocatore olandese: “Il problema allo stomaco del 2015? Mi hanno messo a dieta, ho mangiato meno carboidrati, mi sono riposato ma il dolore continuava. Gli esami non mostravano niente e Benitez mi disse di andare da un altro medico ma al Napoli non era consentito perchè il dott. De Nicola aveva il potere. Riuscivo a camminare ma non a correre al massimo della velocità. Non credevano che avessi problemi, pensavano me lo fossi inventato. Io stesso ho iniziato a dubitare dei segnali del mio corpo“.

Già alcuni mesi prima di cederlo al Carpi, gli azzurri avevano provato a girarlo in Premier League: “Giuntoli mi  disse che dovevo andarmene. Chiesi ad Advocaat di fare calmare Giuntoli ma lui parlava l’inglese a malapena quindi non funzionò. L’assistente di Giuntoli mi disse che non se non avessi firmato a Napoli sarei morto. Non avrei giocato più“.

Prosegue: “L’1 settembre, a mercato chiuso, Giuntoli mi disse: ‘Tu te ne andrai pezzo di m***, l’hai promesso’ . Io gli risposi che non avevo promesso niente. Mi arrivò un pugno dritto in faccia. Poi sono impazzito. Abbiamo iniziato a litigare, le sedie sono cadute. Ci divise il mio compagno Zuniga che mi disse di andare a casa. Provai a chiamare Aurelio De Laurentiis su consiglio del mio procuratore ma non mi rispose. Giuntoli mi chiese perché l’avevo chiamato e mi portò il figlio Edoardo che mi disse: ‘Tu stai qui, sei morto qui. L’allenatore mi disse che da quel giorno non mi sarei più allenato col gruppo. Nessun compagno mi ha aiutato ma lo capisco, se lo avessero fatto il club gli avrebbe detto che cosa stessero facendo“.

Infine: “Dopo un lungo colloquio mi fu permesso di andare da un altro medico italiano, Amerigo Menghi, che fece la diagnosi corretta ma De Nicola non voleva farmi operare. A 29 anni ero una specie di dilettante. Non ero in forma nè fisicamente, nè mentalmente. Mi trovavo patetico. Depresso? Forse qualcosa del genere. Voglio chiudere il capitolo nero Napoli con questa intervista“.

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