[df-subtitle]D’Adamo: “Il Giulianova? Non voglio parlare della società perché i tifosi sono fantastici, così come tante altre persone che ho conosciuto. Sarà il tempo a farlo”[/df-subtitle]

Dallo scorso febbraio, la rosa dell’Adelaide Blue Eagles, club della South Australian Super League, annovera due giocatori italiani: Emanuele Testardi, contattato alcune settimane fa dalla nostra redazione, e Ivan D’Adamo.

Quest’ultimo, mediano classe 1992, è approdato in Oceania dopo i primi mesi stagionali con la maglia del Giulianova, club abruzzese di Serie D, categoria in cui il giocatore – cresciuto nel vivaio del Pescara – ha trascorso gran parte della sua carriera.

Intervistato in esclusiva da “Europa Calcio”, D’Adamo ha parlato di questi primi due mesi in maglia biancoblu. Nonostante la sconfitta di sabato per 2-1 nel derby contro l’Adelaide Comets, la squadra rimane in testa alla classifica con 14 punti.

Come sta procedendo ad Adelaide?

Molto bene. Le aspettative erano alte, ma per ora sono ben ripagate. Stiamo andando bene e non a caso siamo primi in classifica“.

L’ambientamento iniziale è stato positivo?

Lo credevo più complicato. Mi trovo in una società seria e con gente altrettanto seria, a partire dal presidente Rep Giordano, grandissima persona. E’ un aspetto che ti fa pensare alla differenza abissale che c’è tra qui e l’Italia“.

Lei è arrivato in a febbraio Australia dal Giulianova, club di Serie D. Cosa non ha funzionato in giallorosso?

A gennaio mi ero infrotunato e il mio rientro era previsto in 2-3 settimane. Nel momento in cui il dolore era finito, la società, che era indietro con i pagamenti, mi imputava che io mi preoccupavo solamente di ricevere gli stipendi arretrati. Così è nato un piccolo screzio con il club e poi è arrivata questa opportunità dell’Adelaide. Non mi va comunque di parlare del Giulianova perché i tifosi sono fantastici, così come lo sono tante altre persone che ho conosciuto in quel periodo. Per cui non dico nulla sulla società, sarà il futuro a farlo“.

Capisco. Ma perché si è spostato addirittura dall’altra parte del mondo?

Le chances in Italia non mi sono mai mancate, ma sentivo il desiderio di cambiare e di provare una nuova esperienza. Ho scelto di venire qui anche grazie alla mia ragazza, che deve sostenere un master in inglese. E ci tengo ancora a ringraziarla. Ora l’obiettivo è salire in A-League, la massima lega australiana“.

E in città come vi trovate?

Per ora stiamo entrambi bene, poi il futuro non si può mai sapere. Come ho detto prima, ora voglio salire nel massimo campionato e anche togliermi qualche sassolino“.

Che tipo di campionato è la South Australian Super League?

E’ un torneo che si basa molto sui singoli. In più ogni domenica incontriamo ex professionisti con alle spalle una grande carriera. Gli avversari vanno affrontati con la massima concentrazione“.

Curiosità: in Australia ci sono tante persone italiane o comunque di origine italiana. Questo fattore influisce anche da un punto di vista tattico? Si sa che in Italia c’è una grande fissazione per questo aspetto.

E’ vero, ci sono tanti ragazzi di origine italiana, e sicuramente hanno qualcosa in più. La tattica, come hai appena detto tu, è vista in maniera così forte solo in Italia. Andando all’estero ho potuto osservare e imparare un altro modo di vedere il calcio“.

Altra differenza che ha riscontrato?

In Italia questo sport viene vissuto troppo come un lavoro, spesso ci si dimentica che è anche un gioco. Qui in allenamento ci esercitiamo sempre al massimo, ma allo stesso tempo sorridiamo anche“.

C’è qualcosa che si sente di aggiungere rispetto a quanto ci siamo detti finora?

Dico che nella vita le cose che non capitano in tanti anni, possono capitare in un giorno. Ora mi sento un giocatore motivato e cambiato, e con una mentalità diversa. In Italia avevo perso le motivazioni, ma anche per colpa mia perché quando le cose non vanno bene le responsabilità sono sempre 50-50. Voglio godermi il momento e arrivare in A-League“.

 

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