Premessa: non è questa la sede per analizzare questioni tecniche o tattiche (ci sarebbe da divertirsi, ma rimandiamo ad una prossima analisi). Ma la differenza c’è e si vede: il passaggio della fascia da Capitano da Lorenzo Insigne a Giovanni Di Lorenzo rappresenta un pazzesco salto di qualità per questo Napoli, per diversi motivi.

In primo luogo, la costante presenza dal direttore di gara. D’altronde il Capitano, durante la gara, è l’unico ad avere facoltà di interpellare l’arbitro, in forma corretta e a gioco fermo, per chiedere chiarimenti in merito alle decisioni assunte e per formulare eventuali riserve. E infatti Di Lorenzo è sempre li, sempre a chiedere (pacatamente e mai a muso duro come avviene, diciamo, altrove) con educazione una spiegazione per le decisioni prese. Cosa che non veniva affatto percepita con Insigne, con buona pace di chi aveva eletto l’ex 24 “leader” o “senatore” del gruppo.

Ben oltre l’aspetto legato alle “mansioni” del Capitano scritte nel Regolamento del Giuoco del Calcio, ci sono questioni non scritte che vale la pena sottolineare.

Da Insigne a Di Lorenzo: nel Napoli anche il ruolo del Capitano fa un salto di qualità

Per antonomasia, il Capitano è il punto di riferimento riconosciuto dal gruppo squadra, che ripone in lui aspettative legate alla serietà, alla disciplina, al senso di appartenenza, all’impegno, al sacrificio, alla collaborazione. “Siete una squadra di merda”, insomma, è qualcosa che dalla bocca di un Capitano di una squadra che milita costantemente in Europa ed è da tempo ai vertici del calcio italiano non può mai uscire. No, se pensi che può scappare una roba del genere sei in errore. Non a quei livelli. Discorso diverso se il Capitano dell’FC Amici Miei, sui campetti di calciotto, si lascia andare ad uno sfogo contro i suoi “amici”. E neanche su quei campetti dovrebbe accadere. Le successive scuse servirono a ben poco, se guardiamo l’armonia e la gioia di vivere che trasmetteva quel gruppo…

Un buon Capitano deve saper mantenere il controllo nelle situazioni di pressione. In un match dove l’agonismo sale alle stelle non deve farsi sopraffare dall’istinto. Ad Amsterdam il Napoli è stato “randellato” dall’Ajax nei primi minuti di gioco senza che l’arbitro adottasse particolari provvedimenti. Di Lorenzo è stato il primo a soccorrere i compagni a terra, non ha mai cercato l’affronto, non ha mai provocato, ha richiamato l’attenzione dell’arbitro sulla piega che avrebbe potuto prendere la partita. In Napoli-Lecce, quando l’arbitro ha fischiato il calcio di rigore per i salentini ha chiesto spiegazioni. Non ha mandato palesemente a quel paese il direttore di gara, come avvenne ad Insigne in Inter-Napoli del 2020 (Massa estrasse il cartellino rosso e lo mandò negli spogliatoi). Quel Napoli fu lasciato imperdonabilmente in 10 dal suo Capitano per gli ultimi 20 minuti di gara.

Ripeto, qui non sono in discussione le (buone) qualità tecniche di Insigne. E neanche i suoi importanti numeri collezionati a Napoli. Parliamo solo della figura del Capitano. Stop.

Da Insigne a Di Lorenzo: nel Napoli anche il ruolo del Capitano fa un salto di qualità

Altro aspetto da non tralasciare è la forza nel trascinare la squadra. Ossia, essere a disposizione del gruppo. Il che si traduce in altruismo e sacrificio. Non che Insigne non si sia mai sacrificato, tutt’altro: talvolta è riuscito ad esprimersi ad alti livelli pur abbassando notevolmente il raggio d’azione. L’altruismo nelle giocate, però, qualche volta ha lasciato spazio ad eccessivi tentativi di guardare il proprio nome sul tabellino finale. Insomma, qualche “tiraggiro” di troppo terminato abbondantemente fuori che si sarebbe potuto trasformare in ulteriore assist (che non mancano nella sua esperienza napoletana, sia ben chiaro).

Per non parlare dei rapporti con uno dei tecnici che il mondo intero invidia all’Italia, Carlo Ancelotti, con tanto di uscite social dei parenti stretti del Capitano. L’universo parallelo che è stato vissuto a Napoli, in quei momenti, lascia ogni commento al superfluo.

In ultimo, un Capitano non può consentire quanto avvenuto ad inizio novembre 2019, quando fu scritta la pagina più triste della storia recente della SSC Napoli. Un Capitano non può consentire un ammutinamento nei confronti del proprio club. Soprattutto, non può prenderne parte. Lorenzo lo capirà mesi dopo, ammettendo (nuovamente) di aver commesso un errore.

In definitiva il percorso di crescita qualitativa del Napoli, che oggi l’intero mondo del calcio ammira (i titoli sulla stampa straniera sono un brodo di giuggiole), passa anche attraverso il miglioramento di una figura centrale nel gioco del calcio, quella del Capitano.

Giovanni Di Lorenzo, oggi, è l’uomo giusto al posto giusto.

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