CRESPO – Hernan Crespo è intervenuto oggi su Sky Sport in occasione di #CasaSkySport. Numerose le domande per lui da casa:

Sto bene, in quarantena come tutti. Sicuramente si allungherà, ci adattiamo. E’ il momento di pensare agli altri e molto meno a noi stessi. Le mie tre figlie sono in Italia, la mia preoccupazione è tanta ma so che stanno bene. E’ dura, però uno deve imparare a convivere con le proprie cicatrici. Sono qui in Argentina, cercando di fare la mia gavetta per poi tornare un domani in Europa, chissà in Italia.  Vorrei allenare una mia ex squadra, vorrei tornare a San Siro. Quando uno segue la passione, sa che tante volte lo zaino è duro da trascinare ma tutto fa parte di questo“.
Si parla anche di calcio, partendo da un giocatore che può assomigliargli: “Ero piccolino, mancino e qualcuno si è perso nel paragone con Maradona. Ci sono centravanti che mi piacciono, lasciamo stare i Cristiano Ronaldo e Messi. Di quelli terrestri, Lewandowski è un giocatore che mi piace molto. Anche Suarez, Benzema…”.
Ronaldo vs Cristiano Ronaldo: “Per quelli della nostra generazione, Ronaldo brasiliano era un Fenomeno. A differenza di Cristiano, non ha avuto Messi per stimolarlo. Ronaldo era un giocatore straordinario, di progressione, di fantasia“.
Il calcio argentino:Sono molto legato alla Coppa Libertadores, ho fatto il settore giovanile nel River. Come se Totti vincesse in casa la Champions League… e segna due gol. L’impatto emotivo a 21 anni davanti ad 80000 persone…“.
Sull’Italia, l’amore di Crespo è incondizionato: “Il calcio del 2000 era il più forte, tutti volevano venire. L’Italia è un paese che amo, che mi ha dato tanto; sono andato in posti che non avevo mai conosciuto, quando allenavo il Modena. L’affetto che mi dà il popolo italiano è enorme. E’ stato tutto molto intenso. La completezza da giocatore l’ho avuta al terzo-quarto anno di Parma”.
Lautaro – Dybala – Icardi: “Sceglierne uno? Dipende chi sono gli altri dieci. Stiamo conoscendo tutti Lautaro, forse è un po’ meno pulito nel dribbling di Aguero ma più uomo squadra. Ha una testa che mi piace molto“.
Sugli allenatori:Nelle cose positive e negative ti insegnano tutti, per me Ancelotti è stato importante all’inizio. Si è trasformato in un docente, mi ha insegnato come si pensa, come vivere in Italia e come fare la differenza. Poi la mente si apre, la metodologia di allenamento di Mourinho ci ha insegnato che potevamo anche divertirci lavorando molto bene; la gestione del gruppo di Erikson, la scelta dei giocatori di Mancini, Malesani che mi ha insegnato come preparare una partita in base a te e all’avversario”.
Il difensore più forte: “Ho giocato con tutti forti, anche contro Baresi”.
Il suo gol più bello: “Tutti sono stati frutto del lavoro, per un appassionato di calcio come me l’orgoglio enorme è di aver giocato grandi eventi e in tutte le finali che ho giocato, ho segnato. Sono stato all’altezza dell’evento, poi si vince e si perde…”.
Sul Chelsea:Il primo anno di Abramovich, situazione difficile, troppi cambiamenti. Però sono arrivato in doppia cifra e siamo arrivati secondi in campionato dietro l’Arsenal degli invincibili. Il secondo anno benissimo, pareggiando solo una partita in casa con il Charlton, vincendo campionato e Community Shield, perdendo in Champions solo con i campioni del Barcellona. Il mio sogno era tornare in Italia e vincere lo Scudetto, nonostante mi volessero a vita: io ero arrivato tre volte secondo, volevo arrivare prima e ho lasciato per tornare in Italia post Calciopoli“.
Il Milan della finale di Instanbul:Forse era il migliore però se guardiamo il risultato, no. Avevamo vinto solo la Supercoppa Italiana e siamo arrivati secondi dopo la Juve. Il gioco espresso è stato impressionante, solo sentire la formazione: Dida, Cafu, Nesta, Stam, Maldini, Gattuso, Seedorf… Shevchenko, Crespo. Una società guidata in maniera esemplare“.
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