Conference League trionfa la Roma. Con buona pace dei sommeliers di trofei

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Conference League Roma – Ieri sera la Roma di José Mourinho ha vinto la prima edizione di Conference League. O “Coppa del Nonno”, se preferite. In queste settimane, infatti, centinaia o addirittura migliaia di persone hanno deriso la competizione appellandola come una nota marca di gelato, anche molto buono in realtà. “Coppa pari all’Intertoto”, “Coppetta”, “Vaso per fiori”, “Il torneo delle squadre di metà classifica”, sono stati dati tanti nomi, quando ciò che conta è il nome vero “UEFA Conference League” ed è un trofeo europeo a tutti gli effetti.

Allora capita che tra il triplice fischio e la premiazione vai sui social, cerchi di capire cosa succede e all’occhio salta un commento che parla di “sommeliers di trofei”, che appellativo meraviglioso. E si, perché l’italiano medio presta attenzione al colore, alla densità, al profumo; decide addirittura di far fare un piccolo giro al calice, ma poi qualsiasi vino assaggia risponde “va bene”, semplicemente perché non sa di cosa parla.

Qui si parla di sport. E sin dal principio esistono diverse categorie con conseguenti competizioni. Ci sono la terza, la seconda, la prima categoria, le diverse serie, provinciali, regionali, nazionali. C’è una possibilità per tutti. E se lo sportivo si trova a disputare le proprie partite in una determinata categoria, è suo dovere affrontarla con serietà; anche se gli avversari vengono dai confini del mondo, da “paesi di pescatori” o di amazzoni.

Conference League Roma – L’anno scorso, la Roma non ha chiuso il campionato come sperava, ma come meritava. Perché ha giocato male, perché non ci ha creduto, per tanti motivi a noi sconosciuti e ha raggiunto una competizione adatta al suo andamento. Poi succede che un giorno arriva un signore in panchina, tale José Mourinho, che è davvero un sommelier di trofei. Conosce tutti i meccanismi della vendemmia, della fermentazione, dell’invecchiamento, sino ad arrivare alla degustazione.

José è un leader e fa capire ai suoi giocatori che ogni competizione è fondamentale, specie quando giochi in un Paese in cui lo sport deve ancora trovare il suo spazio. La Roma lo ascolta, lo segue e reagisce alle strigliate arrivate quando ha pensato bene di sottovalutare l’avversario che abita ai confini del mondo.

Non sappiamo se la Conference League continuerà ad esistere nei prossimi anni, ma può essere una grande opportunità per il calcio italiano; non solo per il trofeo in bacheca, ma per far capire ai vertici dirigenziali che le squadre ci sono, ora manca quel passo in più per superare la burocrazia e dare un vero futuro allo sport.

Intanto, quel che è certo, è che la Roma ha vinto. Con buona pace dei sommeliers di trofei.

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