Sergio Pellissier, capitano e simbolo del Chievo ha parlato oggi in conferenza stampa ufficializzando il suo addio al calcio giocato.  Di seguito, le sue dichiarazioni principali:

Non ho preso questa decisione in un giorno, sono stato mesi a ragionare. L’anno non è stato positivissimo per il Chievo, il presidente lo sapeva da tre-quattro settimane e ha provato a convincermi fino alla fine. Credo sia giusto alla fine di un qualcosa che si è creato e che abbiamo portato avanti per 19 anni ricominciare con gente vogliosa e che creda in quello che ho creduto io. Indubbiamente non è facile. Non voglio essere negativo per questa società, giusto farsi da parte e va un doveroso ringraziamento“.
Pellissier aggiunge: “Mi sarebbe piaciuto ancora giocare in Serie A ma bisogna capire quando è il momento di smettere. Non è questione di condizione fisica. Quando inizio una cosa, mi piace portarla a termine. Il problema sarebbe stato iniziare una cosa e non riuscire a portarla a termine, volevo quindi finire con il mio ciclo. Il mio carattere è così, vorrei dare il mio contribuito, giocare l’ultima partita in casa, avere tutte le persone che mi hanno voluto bene questi anni,  festeggiare con i miei tifosi nonostante l’annata“.
I ricordi della punta valdostana: “Sono andato in Nazionale con questa maglia, i risultati li abbiamo sempre fatto da soli. Questa è la cosa bella. Non ho mai mollato, queste sono le soddisfazioni importanti: raggiungere risultati importanti quando nessuno si aspetta di poterli ottenere. Più che ogni tanto lo abbiamo fatto. Le bandiere non esistono più, ognuno pensa ai propri interessi: uno deve sentirsela la maglia addosso“.
Il futuro di Pellissier al Chievo:Non voglio rubare i soldi, l’ho già fatto giocando! Non vorrei fare l’uomo simbolo ma qualcosa di responsabilità, altrimenti non riesco. Comunque, potrò avere più spazio per la mia famiglia“.
Cosa gli mancherà del calcio:Il calcio è bello, tutti  noi lo amiamo e ho avuto la fortuna di farlo ad alti livelli. Lo scendere in campo non è allenarsi. Amavo allenarmi ma quello che ti gratifica è scendere in campo, fare quello che sai fare al meglio per raggiungere gli obiettivi della società e ti fa scaricare la tensione. Non avrei potuto sopportare lo stare in panchina, non è detto che avrei giocato come volevo in Serie B. Conosco il mio carattere“.
Campedelli, presidente del ChievoVerona si è espresso così: “E’ stato con noi nel bene e nel male, incarna il Chievo più del Presidente. Ha dato tutto quello che poteva dare, anche di più. E’ sempre stato l’anima e lo spirito. La sua maglia è troppo pesante, la ritiriamo a prescindere“.
Qui il video della conferenza pubblicato dai canali ufficiali clivensi.
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