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Chiesa si confessa: “a Wembley la notte più bella della mia vita. Juve…”

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Chiesa si confessa – Federico Chiesa, talento della Juventus e assoluto protagonista del trionfo europeo della nazionale italiana, ha rilasciato un’ esaustiva intervista ai microfoni del “The Telegraph” nella quale ha raccontato le emozioni provate nella notte di Wembley e i suoi obiettivi futuri con la maglia bianconera.

Chiesa si confessa – Queste le sue dichiarazioni:

INGHILTERRA ITALIA – «È stata una finale fantastica no? Forse la notte migliore della mia vita. Subire subito gol ci ha lasciato un po’ spaventati perché sembrava strano. Di solito non concedevamo e farlo presto in una finale è stata dura. Ma la nostra umiltà, la nostra mentalità ci hanno aiutato a farcela. L’Inghilterra è stata fantastica e la finale era 50/50.È finita ai rigori e (Gianluigi) Donnarumma è stato il miglior giocatore, parando due rigori (ai rigori). Voglio dire, si è meritato il premio di migliore in campo! L’esultanza finale? La metà dei giocatori piangeva e l’altro 50 per cento correva per il campo cercando di abbracciare Donnarumma. Ma poi tutti piangevano. Tutti erano pieni di emozione. Un sogno che si avvera».

JORGINHO – «È un giocatore straordinario. Spesso quando non ha la palla sta facendo un sacco di ‘lavoro sporco’ per la sua squadra. Ha una grande conoscenza del calcio, in campo e anche fuori perché aiuta gli altri giocatori a capire cosa dice l’allenatore». 

MIGLIORE D’EUROPA COME DICEVA PRANDELLI – «C’è ancora molto da fare, molto da vincere, molto da migliorare e un giorno spero che questo diventi la verità. Il mio gioco deve svilupparsi ancora di più e devo mostrare molto di più. Le richieste aumentano perché ho appena vinto un torneo, gioco alla Juve ma è anche quello che voglio. Voglio dare il massimo».

VICINO A SMETTERE – «Non giocavo nelle giovanili (alla Fiorentina) quindi ho pensato ‘smettiamola e proviamo qualcos’altro’. Ma con l’aiuto della mia famiglia mi sono spinto ad allenarmi più duramente e a far crescere il mio corpo perché ero davvero piccolo e magro. Quando avevo 14 anni ero piccolo e non avevo la fisicità dei miei compagni di squadra quindi non giocavo. La mia famiglia mi ha aiutato a trovare un’altra opzione se non avessi giocato e quella era la scuola».

INIZIO STAGIONE CON LA JUVE – «Non gli standard della Juventus del passato. Dopo aver vinto gli Europei ci sarà più pressione su di me e sui miei compagni di squadra, ma è quello che vogliamo. Ecco perché ho deciso di venire qui. Le richieste sono più alte, certo, alla Juve perché vogliamo vincere tutto e quella pressione è il prezzo da pagare».

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