Nicolò Zaniolo – Il 2 luglio è un giorno importante per la storia dell’umanità. Nel 1897 lo scienziato italiano Guglielmo Marconi brevetta a Londra la radio; nel 1937 Amelia Earhart, una delle più famose aviatrici di sempre, scompare tra i flutti dell’Oceano Pacifico; qualche anno prima, nel 1928, l’Andrea Doria e la Sampierdarenese si sono fuse per formare la Dominante, l’antenata dell’odierna Sampdoria.

Trattandosi di calcio, il 2 luglio è il giorno in cui, nel 1999, viene alla luce uno dei talenti più cristallini del nostro paese; un giovane predestinato ad un futuro radioso e glorioso, uno dei tanti figli d’arte del mondo del calcio, anche se forse in molti lo ignoravano.

Eh già, perché questo racconto inizia proprio nella città di Genova, culla non solo del sopracitato team blucerchiato, ma anche di Igor Zaniolo; calciatore girovago, che, nella sua pur lunga ma non indimenticabile carriera, divisa tra B e C, ha cambiato circa quindici squadre. Dopo un interminabile viavai lungo l’intera penisola, Zaniolo senior viene preso dal Genoa; riuscendo così a tornare nella sua città, in quella Genova che gli aveva dato i natali.

Un famoso detto sostiene che da tale padre derivi tale figlio, certo si può considerarlo veritiero in questo caso; poiché, proprio nelle giovanili del Genoa, comincia l’avventura nel mondo del calcio del figlioletto di soli 9 anni; Nicolò, bambino dalle grandi speranze, di cui tutti parlano un gran bene. “Vedrai che tuo figlio diventerà più forte di te”.

Previsioni non proprio infondate, perché se Nicolò Zaniolo esordisce in Champions League a 18 anni nella storica cornice del Santiago Bernabeu; se viene convocato in Nazionale ancor prima di fare un solo minuto in Serie A; non è eresia affermare che il ragazzo ha la stoffa per esser considerato uno dei migliori prospetti del nostro calcio; un diamante grezzo dalle potenzialità indescrivibili. Ma, come insegnano tutte le più belle storie a lieto fine, l’affaccio di Nicolò nel calcio professionistico non è affatto facile…

UN DIFFICILE INIZIO – Il potenziale latente di Zaniolo viene notato dagli osservatori della Fiorentina; i quali convincono la società a puntare su quel ragazzino biondo e sbarazzino, portandolo nel settore giovanile viola.

La consueta trafila da Pulcini ad Allievi si svolge senza intoppi, ma, al momento del salto in Primavera, il giovane di Massa non è giudicato pronto; venendo dunque “scartato” e costretto alla rescissione del contratto.

Forse, guardando il giocatore che è oggi, i dirigenti fiorentini avranno avuto più di un rimpianto e avranno recitato un sonoro mea culpa. Sui motivi alla base di questa incredibile decisione ci si è spesso interrogati, adducendo le teorie più fantasiose; non trovando ancora però una risposta definitiva.

Lo svincolato Zaniolo comincia un nuovo capitolo della sua carriera con la Virtus Entella; fa da intermediario il vice-allenatore Gianpaolo Castorina, le cui parole risuonano lapidarie e beffarde nelle orecchie dei tifosi viola: “Avevamo la rosa completa. Non serviva altro. Poi ci hanno contattati per guardare un giovane scartato dalla Fiorentina. Sono bastati cinque minuti… All’Entella è arrivato un giovane promettente, molto deluso e senza ruolo”.

Zaniolo ritorna quindi in Liguria, dove ha già stupito tutti nel vivaio genoano e soprattutto dove sa che le sue qualità sono apprezzate. Con l’Entella, a 18 anni non compiuti, fa il suo esordio in Serie B nel marzo 2017 e in totale colleziona sette presenze. Le sue buone prestazioni vengono notate dai dirigenti dell’Inter, che decidono di metterlo sotto contratto e renderlo un caposaldo della Primavera nerazzurra.

Il trasferimento a Milano ripaga Zaniolo di tutte le difficoltà precedenti; i suoi 13 gol contribuiscono nettamente alla conquista del campionato Primavera e per il giovane toscano pare profilarsi un futuro da trascinatore in prima squadra. Ma, qualcosa va storto. Succede che Luciano Spalletti pretenda con forza l’acquisto di Radja Nainggolan dalla Roma; la quale è disposta a cedere il giocatore solo alle sue condizioni, che includono il cartellino proprio di Zaniolo.

Le pressioni dell’allenatore interista inducono la società ad accettare questo scambio con conguaglio, e Nicolò Zaniolo si trasferisce così nella capitale. Per lui, è l’inizio di una favola.

ROMA – Lo sbarco nella capitale è accolto da totale scetticismo da parte dei tifosi giallorossi; consci di aver perso un pupillo e di aver trovato un gregario come Santon e un giovane pressoché sconosciuto come Zaniolo. In poco tempo, sono costretti a ricredersi.

Il merito è tutto di Di Francesco, che lo manda in campo per la prima volta, tra lo stupore generale, niente meno che al Santiago Bernabeu di Madrid, a 19 anni.

Una scelta a dir poco coraggiosa, rischiosa, ma decisiva. Perché da quel giorno Zaniolo diventa intoccabile, imprescindibile nella rosa capitolina, con cui segna il primo gol in Serie A al Sassuolo nel dicembre successivo.

È una rete emblematica; la perfetta rappresentazione dell’indole calcistica del ragazzo ex Inter. Scatto in velocità sulla fascia, progressione, resistenza all’intervento avversario, qualche finta per ingannare difensori e portiere, scavetto finale; tecnica, velocità, potenza fisica, caparbietà, intelligenza, furbizia, tutto in un solo gol.

Il popolo italiano ammira con orgoglio il nuovo astro nascente del proprio calcio, che illumina e si illumina splendidamente in una notte di febbraio; quando una sua doppietta annienta il Porto agli ottavi di Champions League e gli permette di diventare il più giovane marcatore della Roma nella fase a eliminazione diretta della competizione.

Zaniolo chiude la stagione con 36 presenze e 6 reti totali, un bottino assai notevole per un neo-maggiorenne, arricchito dal premio “miglior giovane del campionato” della Lega Serie A; e dall’esordio ufficiale a marzo in Nazionale maggiore, in cui però era stato addirittura convocato da Mancini nel settembre precedente, prima ancora che facesse un solo minuto in campionato; quando si dice “vederci lungo”.

Senza infatti la lungimiranza di Mancini e Di Francesco probabilmente non avremmo ancora visto all’opera questo gran talento; che, alla sua seconda stagione in giallorosso, si sta confermando ad alti livelli.

PRESENTE E CARATTERISTICHE – Dopo un inizio in sordina, Zaniolo si è scatenato a fine ottobre, timbrando il cartellino per ben quattro volte di fila, contro M’Gladbach, Milan, Udinese e Napoli.

Il sodalizio col nuovo allenatore Fonseca procede spedito; il tecnico portoghese, sfruttando un’intuizione del suo predecessore Ranieri, ha saputo lavorare sulla testa del giocatore, trasformandolo da mezz’ala ad ala pura; da caparbio incursore a cavallo inarrestabile della fascia.

I risultati sono decisamente positivi: secondo un’interessante statistica, 7 degli 11 gol della carriera di Zaniolo sono infatti arrivati quando è stato schierato esterno in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1; ruolo in cui può esaltare le sue qualità, accentrandosi per caricare quel mancino al fulmicotone e scaraventare in porta il pallone o imbucare per i compagni.

Se questa è la posizione nella quale rende meglio, Zaniolo può benissimo però ricoprire anche i ruoli di mezz’ala, trequartista o falso nueve, incarnando il perfetto giocatore moderno; un atleta polivalente, eclettico, multifunzionale, capace di adattarsi ovunque e comunque.

Zaniolo è il prototipo del calciatore totale, che unisce una grande forza fisica ad una distinta tecnica di base; da un ragazzo di 1,90 m non ci si aspetterebbe una tale velocità e una tale destrezza nei movimenti, a meno che non si tratti di Ibrahimovic, ma nessuno ha intenzione di suggerire un paragone. A proposito di confronti, Zaniolo ha dichiarato di ispirarsi a Kakà per il modo di giocare, ma di avere Ronaldinho come idolo numero uno.

Non avrà, ora come ora, la progressione devastante e l’intelligenza tattica del primo, né il genio assoluto e la perfezione tecnica del secondo, ma Nicolò Zaniolo ha tutto per entrare in futuro nell’Olimpo dei più grandi ed essere ricordato come uno dei pilastri del calcio italiano.

Intanto, se lo godono i tifosi della Roma, che, dopo aver dovuto salutare il numero 10 più forte della loro storia, sperano di aver trovato il nuovo punto di riferimento stabile e duraturo. Chissà…

Sognare è bello, ma non azzardiamo paragoni. Lui è solo Nicolò Zaniolo.

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