Champions Atalanta, un’impresa da Dea!

Champions Atalanta, un’impresa da Dea!

Champions Atalanta, da zero  a mito

CHAMPIONS ATALANTA/ Nella storia. L‘Atalanta sconfigge 0-3 i minatori ucraini e si regala la prima storica qualificazione agli ottavi di Champions.

Un’impresa che in molti (compreso il sottoscritto, tifoso nerazzurro) non pensava potesse realizzarsi con così tanta facilità; ma quando gli orobici gettano il cuore oltre l’ostacolo, niente sembra più irraggiungibile, perché spesso la voglia di superarsi e di raggiungere mete stellari diventa un’arma invincibile.

Un’impresa da Dea, culminata con un altro record assoluto che vede nei nerazzurri la prima squadra nella storia della Champions a qualificarsi agli ottavi; dopo aver terminato le prime tre giornate a zero punti.

Già perché la Dea ora è nell’Olimpo delle 16 migliori in Europa, ma il cammino è stato arduo, pieno di insidie e complicate fatiche che l’erculea Atalanta è riuscita a superare, per sedersi finalmente dove le spetta per retaggio.

BLACKOUT CROATO- Tutto è iniziato con l’esordio a  Zagabria, dove i nerazzurri erano chiamati ad una prima partita di carattere. Le gambe però hanno tremato più del previsto e così la Dinamo Zagabria ha approfittato della timidezza nerazzurra per colpire ripetutamente, per un poker che di fatto già sentenziava un disorientamento totale della Dea in questa competizione.

DEA NON BENDATA- Ci vorrano altre due settimane per intravedere sprazzi della vera Dea. Palcoscenico della sfida con lo Shakhtar è San Siro, colmo di oltre 25 mila tifosi nerazzurri in estasi (e qualcuno anche in lacrime) già dopo aver sentito la canzoncina della Champions. Musichetta che pure i giocatori hanno sentito come un macigni nelle gambe nei primi minuti, soprattutto Ilicic, che sbaglia il rigore al 13′,   ma bomber Duvan Zapata dimostra di avere una testa d’acciaio, siglando al 28′ il primo gol in Champions della Dea.  Al 41′ però lo Shakhtar dimostra di non essere in Champions a caso, e sigla il momentaneo 1-1, grazi ead una svista di Toloi.

Nel secondo tempo, il copione non cambia: Atalanta che si prodiga in avanti, ucraini pericolosi nelle ripartenze. manca il guizzo negli ultimi metri, che però non manca a Solomon, che nei tempi di recupero del 90′ sigla il beffardo 1-2.

La Dea esce rammaricata, arrabbiata per il risultato, ma già cpnsapevole che quell’ostacolo non li avrebbe di certo fermati.

MAESTRO PEP- 22 ottobre, altra data che i tifosi non scorderanno, purtroppo. L’allievo Gasp sfida il maestro Pep Guardiola a casa sua, al City of Manchester, ovviamente senza paura e a viso aperto.

Il rischio di affrontare una squadra di mostri sacri come il City è quello di puntare a pigliare meno gol possibili; ma è un errore da principianti che Gasp non farà. Tutt’altro, se la gioca alla pari, almeno all’inizio dove il rigore di Malinovski sembra presagire una serata indimenticabile e storica.

Le grandi squadre però si vedono nel momento di maggior tensione, e il City dal rigore inizia a schiacciare la Dea nella sua metacampo, dove la doppietta lampo di Aguero è semplice conseguenza tecnica e tattica. Questa volta è maestro Pep ad insegnare una lezione preziosa al Gasp: mai fermarsi. E il City continua a macinare gioco, prendendo alla sprovvista l’Atalanta, e incantata dalla qualità di Sterling, autore della tripletta che chiuderà il match sull’impietoso 5-1.

Mai la Dea di Gasperini era stata così umiliata, ma la lezione come vedremo sarà servita a risvegliare in tutti i giocatori quello spirito guerriero che ha sempre ruggito nei cuori dei nerazzurri, e che ora era il momento di tirar fuori.

LUCI A SAN SIRO- Siamo al giro di boa, solo due settimane dopo la scoppola di Manchester, ma nella testa di Gasperini sembrano passati anni. La lezione è stata studiata, approfondita e da come gioca la Dea, sembra che i ruoli questa volta si siano rovesciati.

Niente Zapata per Gasp, ma nessun problema, perché la forza del gruppo va oltre tutte le defezioni. Il City sbarca a San Siro già cosciente del passaggio del turno, ma deve fare i conti con un’Atalanta agguerita e per niente turbata dall’ultimo posto nel girone. Ecco spuntare il deus ex machina che riporterà tutti sulla retta via: cross di Gomez, testa di Pasalic e gol che vale un pareggio storico, ma siamo solo all’inizio.

RIVINCITA- San Siro sempre palcoscenico della Champions, e Atalanta ancora una volta protagonista indiscussa. C’è da vendicare il poker dell’andata, ma questa volta le gambe non tremano più per l’emozione, ma per l’adrenalina. In ballo c’è già la qualificazione agli ottavi, e questa è una prima finale che i nerazzurri devono vincere, per continuare a sognare. La Dinamo tanto osannata all’andata, viene ridimensionata dal dinamismo e dalla qualità della Dea; che con un secco 2-0 ( che poteva essere anche 4 o 5) rispedisce a  Zagabria i croati, ottenendo la prima vittoria nel girone, che rimanda il tutto alla decisiva sfida di Kharkiv, ultimo pezzo del tragitto Champions.

IMPRESA DA DEA- Eccoci arrivati alla sfida delle sfide. Una finale che vale il dentro o fuori, una finale che vale la gloria calcistica per l’Atalanta.

Gli occhi sono puntati sul campo di Kharkiv, ma le orecchie sono ben sintonizzate su Zagabria; perché se è vero che l’Atalanta è obbligata a vincere, deve anche sperare che l’amico Pep faccia il suo contro i croati. Gasperini non fa come Conte e vuole che i suoi sentano il risultato dell’altro campo, perché in questa serata magica, tutto è necessario per spingere l’acceleratore al massimo. Mente fredda e cuore caldo.

Anche le gambe in realtà tremano un po’, ma per il freddo quasi polare che da giorni ha colpito la città ucraina. Come da copione dell’andata, è la Dea a fare gioco, ma in ripartenza gli ucraini sanno sempre dove colpire. Muriel e Pasalic però sprecano subito a inizio primo tempo due ghiotte occasioni che fanno gridare alla partita stregata, ma siamo solo all’inizio. Gli ucraini a sorpesa passano in vantaggio, ma per fortuna la spalla di Tete è in fuorigioco e tutto torna allo status quo. Gli ucraini reggono la pressione nerazzurra, ma alla Dea manca sempre qualcosa negli ultimi metri per colpire.

Intanto a Zagabria Gabriel Jesus fa hat trick e Pep ancora una volta si dimostra nostro amico. La qualificazione, quindi, ora passa da Kharkiv.

Nel secondo tempo però arriva la svolta: Castagne segna, il guardalinee segnala il fuorigioco di Gomez, ma l’arbitro cosciente dell’importanza di questa decisione, va al Var e il mezzo tecnologico non sbaglia: gol regolare, e Dea in vantaggio.

Ora però è come essere in trincea, perché gli ucraini si chiudono a riccio e puntano tutto sulle ripartenze. Dodo cerca di innervosire i nerazzurri, ma è un’arma a doppio taglio per il brasiliano; espulsione ingenua al ’77 e ora la Dea ha l’occasione di gestire il vantaggio. Ricordate il diktat di Guardiola? Ebbene, Gasperini decide di non difendersi, ma provare a dilagare per rendere ancora più leggendaria la qualificazione. Chi rischia alla fine guadagna sempre, e all’80’ sugli sviluppi di un corner, Pasalic insacca sul primo palo, e certifica la qualificazione. Il 0-3 è un regalo da parte degli ucraini, che in segno di ammirazione (e forse passaggio di consegne) regala a Gosens il gol che chiude il match.

Questo è stato il cammino della Dea in Champion. Un percorso tortuoso, ricco di insidie, ma ogni ostacolo è stato superato con cuore, grinta, e passione; tutte doti che ora la Dea dovrà reincarnare agli ottavi. Senza fretta ma senza sosta il sogno continua.

Appuntamento a Nyon lunedì. Appuntamento con la storia.

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