CASO SCOMMESSE, SPUNTA UNA CHIAVETTA USB – Il caso scommesse si infittisce con nuove rivelazioni. Il vaso di Pandora è stato aperto e, a scoperchiarlo, è stato Maurizio Petra. Lo zio di Antonio Esposito ha concesso un’intervista al quotidiano La Verità, in cui rivela sconcertanti novità nel caso che ha scosso il calcio italiano.

Petra racconta che in uno studio legale della Spezia è custodita una chiavetta USB in cui sono contenuti i file che rivelano nomi e cognomi di chi ha scommesso illegalmente. Nel dossier, sono contenuti anche audio e foto delle “notti brave” dei calciatori, principalmente a Roma e Milano.

Il cronista de La Verità chiede al signor Petra la motivazione che lo ha spinto a confessare a Fabrizio Corona questi segreti. Il diretto interessato risponde di aver parlato per aiutare il nipote. Stando a quanto riporta lo zio di Esposito, il calciatore, per saldare debiti accumulati, si sarebbe rivolto a strozzini che, non vedendo tornare indietro i soldi prestati, avrebbero malmenato Esposito.

Proprio a questo punto della vicenda Maurizio Petra decide di rivelare la verità.

CASO SCOMMESSE, SPUNTA UNA CHIAVETTA USB

Queste sono le parole di Petra, intervistato da La Verità:

Il contenuto degli audio

“In uno si sente la voce di Antonio e Zaniolo che conversano. Parlano di scommesse fatte, di somme vinte e perse. Su domanda di Antonio, i presenti rispondono menzionando i nomi di Lamela, Barella e Gyasi“.

Come Petra ha scoperto i file

“Mio nipote ha raccolto documenti, una sorta di archivio. Caricava i file dal pc di famiglia per spostarli sulla chiavetta. Qualcosa sul computer di casa è rimasto”.

Per chi scommetteva Esposito

“Per sé e per Nicolò (Zaniolo, ndr). Mi ha mostrato una chat in cui Nicolò lo invitava a scommettere su una partita di Coppa Italia della Roma, non ricordo contro chi”.

Il nipote malmenato

(Petra mostra ai cronisti una foto del nipote con il volto tumefatto, probabilmente un fotomontaggio). “Ce l’ha inviata per convincere noi familiari a inviargli soldi. Ha raccontato di essere stato picchiato a causa del mancato rispetto delle date di scadenza per la restituzione dei soldi che si era fatto prestare”.

La signora Costa

Antonio mi ha raccontato che la mamma di Nicolò, Francesca Costa, gli aveva prestato dei soldi. La donna ha fatto da tramite con il procuratore del figlio (Claudio Vigorelli, ndr) per l’anticipo di provvigioni. Mio nipote diceva di avere debiti per 150.000 euro. I miei parenti mi avevano raccontato che gli avevano già dato 200.000 euro in un anno. Lei (Francesca Costa, ndr) avrebbe dovuto anticipare 150.000 euro e noi li avremmo restituiti a rate. La mamma di Zaniolo avrebbe risposto che per dargli velocemente quei soldi avrebbe dovuto sbloccare polizze in banca e che non poteva garantire l’operazione con gli assegni”.

L’immobile ceduto da Esposito agli Zaniolo

“Mi ha detto di averlo ceduto per recuperare parte del denaro che aveva ricevuto in prestito e che doveva restituire. Si parlava di 30 o 40.000 euro”.

Il banco a Roma

“Mi ha detto (Esposito, ndr) che era finito in questa situazione perché, oltre a scommettere, avevano “fatto il banco”, non mi ha mai detto se si riferisse anche a Nicolò. Ho cercato di capire chi fosse coinvolto ma mi ha detto: “Zio, giocano tutti!”.

La fuga di Esposito dalla Capitale

“Dalla sera alla mattina è partito. Ci ha contattato la compagna per dirci che era sparito e che non sapeva dove fosse. Non le dico la preoccupazione”.

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