[df-subtitle]Diversi nomi in lizza per un possibile dopo Velazquez, ma potrebbe davvero cambiare qualcosa con l’ennesimo avvicendamento in corsa?[/df-subtitle]

Due giorni dopo il pesante KO interno subito con il Napoli, a Udine svolazzano diversi spettri in attesa di rivelarsi a tutti e che portano vari nomi: da Montella a Donadoni, da Prandelli a Guidolin. Tutte personalità con un curriculum più o meno importante e di lunga data (fatto salvo per Montella, giovane, ma con un passato già importante come guida tecnica) che meriterebbero un approfondimento e che di sicuro a immaginarli sulla panchina dell’Udinese, farebbe un certo effetto.

L’opinione pubblica in città è certa: a oggi, salvo clamorose svolte domenica pomeriggio a Genova (contro il Genoa squadra in salute che di recente ha cambiato l’allenatore nonostante i 12 punti in classifica, e un costante stazionamento nelle parti nobili della Serie A, vista anche la partita in meno), Velazquez è un condannato in attesa di giudizio.

Chi vi scrive ha sempre difeso l’operato del mister salamantino perché affascinato dalle capacità di comunicazione e dal pragmatismo di un allenatore capace di cambiare rotta dopo un inizio difficile (la sconfitta con il Benevento in Coppa Italia ha portato a un immediato dietrofront nell’approccio al gioco e alla partita), mostrando capacità di coniugare modi di intendere il calcio completamente differenti.
È così che dopo un inizio di campionato positivo, dove se ne elogiava duttilità, compattezza, equilibrio, grinta e mentalità, fino a scomodare paragoni illustri (cholismo, allegrismo), si prospetta a stretto giro di posta, la cacciata dalla panchina friulana.

Il calendario e le 4 sconfitte in fila – che potrebbero anche diventare di più visto il filotto Genoa fuori, Milan in casa, Empoli fuori, Roma in casa – hanno minato tutte quelle certezze facendo ripiombare Udine, l’Udinese, la squadra, i tifosi e i dirigenti in quella sorta di depressione/disillusione che ha caratterizzato le ultime stagioni.

In tutto questo la società che fa? Prova a dare fiducia ad un allenatore sulla graticola, ma allo stesso tempo non zittisce le voci di un possibile cambio sulla panchina, e non lascia l’allenatore triste e solitario, come nel più tragico dei romanzi, anzi come si è visto alla ripresa degli allenamenti, mette Pradè a fianco di Velazquez.

È invero che la partita con il Napoli ha messo in mostra un’allenatore in difficoltà sotto l’aspetto tattico e della lettura del match (fare esperimenti contro una squadra come il Napoli che concede anche possibilità di redimersi, non è stata una grande mossa), ma la squadra a disposizione dell’allenatore è davvero un organico che dopo aver affrontato un calendario di questo genere (Lazio, Juve, Napoli in casa), poteva ottenere qualcosa di più?

È vero, ed è giusto ribadirlo, contro il Napoli si sono viste scelte incomprensibili, da Pussetto terzino destro a Larsen alto a sinistra, con Samir centrale sinistro di una difesa a 3 e l’abbandono di una linea a 4 che fino a sabato sera aveva garantito, grazie anche all’accortezza nella preparazione al match e alla disponibilità dei suoi giocatori, partite giocate con un certo piglio. Un atto di perdono: cataloghiamo la sconfitta (e il modo in cui è maturata) in un peccato di gioventù; d’altronde quando scegli un allenatore così giovane, il rischio c’è.

L’Udinese per l’ennesimo anno di seguito si trova di nuovo a dover far fronte a un tecnico sulla graticola, capro espiatorio designato in un calcio che, da che mondo e mondo, quando si perde a pagare è sempre l’allenatore, con una società che va verso l’ennesima bocciatura sulla scelta tecnica, con la difficoltà ormai accertata del dare un senso di continuità a un progetto.

Quando forse oggi come oggi basterebbe giudicare tutto con un po’ di pazienza, lasciando lavorare con calma Velazquez e il suo staff, dandogli la possibilità magari per qualche altro mese, di continuare a proporre le sue idee; di certo però senza rivedere quegli strafalcioni e quella confusione tattica, messa in campo sabato sera contro il Napoli.

Considerando che continuare a non fare punti significherebbe retrocessione, ma allo stesso tempo con la consapevolezza che cacciare l’ennesimo allenatore non significherebbe altro che una sconfitta per tutta l’Udinese, per il progetto, per le scelte fatte e con vista sull’ennesimo anno zero.

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