“Oggi ho pensato: cosa faccio di queste bottiglie? Le bevo o le sposto? Per ora le sposto”. L’americano di Parma, il presidente Krause, introduce con una buona dose di ironia una conferenza stampa storica per i gialloblu: quella del ritorno di Buffon al Parma dopo 20 anni esatti.

“Oggi è una giornata entusiasmante per il Parma, per me, per la mia famiglia. Quando sono diventato presidente del Parma, non potevo mai pensare di avere la possibilità di far tornare al Parma Gigi Buffon. Non abbiamo riportato a casa uno dei più grandi portieri del mondo, ma soprattutto chi ha vinto trofei con il Parma.

Ebbi la possibilità di incontrare Buffon dopo l’ultimo Juventus-Parma a Torino, e gli chiesi: ‘Che fai la prossima stagione?’ e lui mi ha risposto con il suo tipico sorriso, poi se n’è andato ciondolando un po’… ma intanto gli avevo messo la pulce nell’orecchio. E’ un momento storico per il Parma, Gigi è un grande uomo ma soprattutto un grande leader”.

Le parole dell’ex juventino in apertura: “Con questa scelta l’unico messaggio che ho dato a me stesso e non agli altri è stato quello di conoscermi profondamente e sapere che se non ho un coinvolgimento emotivo nelle cose che faccio, non mi riesce nulla perfettamente come sono abituato a fare. Quindi, ho pensato venti giorni alle opportunità che potevo avere finché un giorno mi è salito come uno starnuto dalle viscere e ho mandato un messaggio a mia moglie, che in quel momento non era con me, dicendole che andare a Parma era la cosa più giusta. Lei mi ha detto che si fidava di me e delle mie sensazioni per cui eccoci qua”.

Hai già sentito Maresca? “Ci siamo sentiti solo per cose tattiche. Ho la certezza di poter sapere di essere davvero un portiere molto forte se, come ho detto prima, il mio coinvolgimento emotivo è totale. Altrimenti rischio di fare brutte figure. E’ la piazza ideale per lanciare l’ultima sfida. E sono convinto sarà così”.

Sul tempo che è passato e sugli obbiettivi: “Sono cambiato come uomo, quando passi dai 23 ai 43 c’è una fase di maturazione che se non dovesse emergere sarebbe preoccupante. Quel mio aspetto guascone e irriverente ora sono riuscito a dominarlo. Me lo terrò per le volte che mi servirà per auto alimentarmi, ho ancora bisogno di quel ragazzo e di quei sogni, e di quel modo di interpretare il mio ruolo e i miei sogni. La prima emozione? Mentre rifacevo le scale per andare nella vecchia sede pensavo che erano passati 20 anni ma sembra ieri.

Mi è venuta un po’ di emozione e di orgoglio perché devo dire che pochi possono dire di essere tornati in un posto pensando di essere ancora un giocatore importante e con obbiettivi importanti. Per chi ha tanta fiducia in me, la cosa migliore che so fare è ripagarla il primo possibile. Io mi sono sempre concentrato sul discorso campo, perché quella è la cosa che gli altri vogliono vedere.

Mi devo comportare come sono e vedo che i miei compagni di squadra mi hanno sempre tutti apprezzato. Mi piace stare nel gruppo, altrimenti non farei nemmeno più questa professione.

I tifosi? Quando sono tornato a Parma sono stato sempre accolto bene. Io ho regalato al Parma quello che meritavano e poi la verità è che in tutte le squadre in cui sono stato ero un elemento aggregante e non divisivo”.

Sulla nuova dirigenza del Parma: “Negli spogliatoi dopo quel Juventus-Parma, nonostante il Parma sarebbe retrocesso al 99%, mi faceva felice sapere che era in ottime mani. Ho conosciuto Krause cinque minuti, e mi dava sensazione di serietà, una persona distinta, che difficilmente trovi nel mondo del calcio. Io ho fatto questa osservazione anche ai dirigenti della Juventus”.

Sul ritorno di nuovo in B, dopo l’annata 2006-07 con la Juventus: “Non è cambiato nulla, nel 2006 scelsi la Juventus non perché era in B, e nel 2021 non scelgo la B ma scelgo il Parma”.

Come trasmetterà Buffon la sua esperienza ai giovani, rispetto a quello che fecero i “vecchi” del Parma nel momento del suo esordio nel 1995?: “Non ci sono modelli applicabili nel presente che venivano utilizzati nel passato. Sono cambiate le generazioni e il calcio. E’ cambiato il modo di approcciarsi e di interagire negli spogliatoi.

Una cosa che mi ha stimolato a venire e che mi ha colpito nell’orgoglio è stata una dozzina di giorni fa perché per curiosità seguo una intervista di Maresca alla sua presentazione e lui diceva che l’importante era che i giocatori volessero rimanere.

Mi ha dato fastidio perché molti non sanno cos’è il Parma per trofei, il quarto in italia dopo Juve, Milan e Inter. E questo è un valore che qualcuno deve far emergere. E questo deve essere un valore che i giocatori devono sapere.

Alcune volte per sentirsi coinvolto in un progetto, devi conoscere anche la storia della squadra in cui stai andando. Si fa fatica altrimenti a dare il meglio di sé”

Sull’importanza di far capire Parma alla famiglia: “Torno per far dire ai tifosi che dovranno essere contenti di poter dire di avermi avuto in questo Parma. Le motivazioni sono davvero tantissime, per esempio anche il fatto che i miei figli mi conoscano come portiere di Juventus, Nazionale e PSG ma sappiano poco del Parma, era qualcosa che mi disturbava. Secondo me è un patrimonio che Gigi Buffon come padre, e non come giocatore, deve ai suoi figli. Mio figlio mi ha detto: “Vai a Parma? ma come, sei fortissimo, puoi fare la Champions League!”… ecco, anche in quel momento ho scelto Parma”.

Sulla Nazionale:Mancini ha scelto dei giocatori affidabili per il suo concetto di gruppo. Il PSG ha fatto in modo che io continuassi a giocare, e allora ho deciso di non mollare la presa. Ma a me stesso devo chiedere fino a giugno 2023 grandi prestazioni, grande determinazione e grandissime cose. Se non ci riuscirò, amen, ma questa è la sfida che ho lanciato a me stesso tre anni fa”.

Sui ricordi dell’altra stagione in B con la Juventus: “Fu un anno divertente. Ma non solo per me ma anche per chi l’ha condiviso con me. Ti riappropri di una dimensione calcistica che ti riporta a quando eri ragazzo. C’è una differenza sostanziale, però: noi in quella stagione eravamo talmente forti che potevamo permetterci di fare i globetrotters della situazione. Ma ricordo che nelle prime dieci partite, calarsi in serie B con una mentalità diversa, fu davvero difficile. So bene per cui a cosa si andrà incontro, ci vorrà molta umiltà e determinazione”.

I giovani calciatori di oggi sono così diversi dai giovani della tua epoca? “Voglio costruire le cose in base a me stesso. Non so le decisioni degli altri, e su quali basi le prendono. Io sono nato tanti anni fa rispetto ai ragazzi con cui giocherò, per cui ho un background diverso. Qualcuno mi ha mandato un messaggio dicendo ‘ma cosa vai a fare in B?’. Ho risposto che anche questa persona aveva perso un po’ di umiltà…”, ha chiosato Gigi Buffon.

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