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Boateng sul caso Koulibaly: “Se succede a me, me ne vado a casa”

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[df-subtitle]Il centrocampista del Sassuolo: “Non è cambiato niente rispetto a 6 anni fa…”[/df-subtitle]3 gennaio 2013, durante l’amichevole Pro Patria-Milan, un gruppo di tifosi insulta ripetutamente il centrocampista rossonero Kevin Prince Boateng, accompagnando ogni suo tocco di palla con ululati razzisti. Il tutto dura fino al 27′, minuto in cui il calciatore scaglia rabbiosamente la sfera verso uno spicchio di tifosi di casa, e dopo essersi tolto la maglietta abbandona il campo insieme al resto della squadra.

Sono passati ormai quasi 6 anni, ma nulla sembra essere cambiato. E’ della stessa opinione anche il protagonista di quell’episodio, Boateng, oggi al Sassuolo, che ai microfoni di Sky Sport ha detto la sua sul caso Koulibaly: ” Ero triste per Kalidou. So come ci si sente dopo. Quando è successo a me ho provato rabbia, tristezza: sono molto rammaricato per tutto questo“.

Sul suo episodio: “Non è cambiato niente, l’abbiamo visto due giorni fa. Contro di me erano 50 persone, a San Siro 5-10 mila. E’ molto triste poichè dopo 6 anni siamo ancora qui a parlare delle stesse cose“.

Sulla sospensione delle gare: “Tutti dobbiamo fare qualcosa, siamo tutti umani, ma tra una settimana avremo già dimenticato l’episodio. E’ una battaglia dura ma bisogna confrontarsi, altrimenti la cosa diventa sempre più difficile. Il problema esiste, lo sappiamo, ma dobbiamo iniziare a dare battaglia. Io sono molto positivo ed ho iniziato a pensare a come aiutare Koulibaly. Non è un problema solo italiano, è generale“.

Sulla parole di Salvini: “La partita andava sospesa poichè Koulibaly non stava bene. Bisognava sospendere il gioco, anche perchè dinanzi alla televisione c’erano magari 5 milioni di spettatori. Sarebbe stato un segnale concreto per far capire a tutti che certe cose non vanno fatte. E’ stato razzismo al 100%“.

Sul razzismo in Italia: “Io sono innamorato di questo paese, e voglio vivere qui anche dopo la fine della mia carriera da calciatore. Probabilmente qualcuno non ha il cervello pronto, di sicuro dobbiamo cambiare qualcosa, a partire dai bambini”.

Sul ripetersi di un episodio simile: “Si può sospendere il match, ma se succede a me, me ne vado a casa

 

 

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