Benoit Ladriere Mertens: “I suoi segreti? L’umiltà e la semplicità. Quando eravamo all’Anderlecht…” – ESCLUSIVA EC

Benoit Ladriere Mertens: “I suoi segreti? L’umiltà e la semplicità. Quando eravamo all’Anderlecht…” – ESCLUSIVA EC

BENOIT LADRIERE MERTENS – Nella sfida di ieri sera contro l’Inter, Dries Mertens ha segnato il suo gol numero 122 con la maglia del Napoli. Oltre a regalare ai partenopei la finale di Coppa Italia contro la Juventus, tale rete è stata qualcosa di storico; poiché ha consentito all’attaccante belga di staccare Marek Hamsik e di divenire il miglior marcatore di sempre della storia azzurra.

BENOIT LADRIERE MERTENS

BENOIT LADRIERE MERTENS – Lungo e incredibile è stato il percorso di “Ciro”, come da un po’ di tempo a questa parte viene soprannominato dai tifosi, nel club di De Laurentiis; dove gioca dall’estate 2013.

Per parlare del centravanti, “Europa Calcio” ha contattato Benoit Ladriere, trequartista dell’Eendracht Alast (quarta serie belga); cresciuto nell’Anderlecht assieme al numero 14 azzurro. Durante la carriera ha militato per una stagione anche in Italia, ossia all’Avellino nel 2013/2014 (10 presenze).

Lei ha conosciuto Dries ai tempi delle giovanili dell’Anderlecht, cosa ricorda di quell’ormai lontano periodo?

Era anzitutto un bravissimo ragazzo, semplice e sempre disponibile come lo è adesso. Non è un caso che a Napoli sia divenuto famoso anche per questo. All’Anderlecht aveva una gran bel tocco di palla e una buonissima tecnica, ma era molto piccolo. E sinceramente in quel momento non credevo che avrebbe poi fatto un percorso calcistico del genere, anche perché all’Anderlecht spiccavano soprattutto i giocatori alti e fisici. Ha stupito tanti di noi, e ancora prima di andare al Napoli. In Olanda anche fece benissimo“.

Il caso ha voluto che entrambi approdaste in Italia proprio nella stessa estate: lui al Napoli e lei all’Avellino.

Vero, ricordo con grande piacere la mia esperienza con i lupi. Scoprii un nuovo modo di giocare a calcio, purtroppo non andò molto bene perché ebbi un infortunio che mi tenne ai box per più di due mesi. Mi è dispiaciuto restare lì un solo anno e di non essermi potuto esprimere al meglio. Ogni tanto andavo a trovare Dries a Napoli, già in quel periodo era circondato da ottime persone, credo che sia un fattore che lo abbia certamente aiutato“.

Lei purtroppo rimase in Italia solo un anno, ma si aspettava che Mertens sarebbe divenuto una bandiera azzurra?

La prima stagione diciamo che non fu una delle migliori, però in un paio di occasioni andai al San Paolo e anche quando subentrava dalla panchina dava sempre il massimo e il suo contributo non mancava mai. Poi è chiaro che la sua vera svolta è stata quell’intuizione di Sarri nel farlo giocare da falso nueve: ha iniziato a segnare caterve di gol senza mai fermarsi. Sempre di quell’annata 2013/2014 ricordo ancora la partita di marzo 2014, vinta 2-0 dal Napoli: ero anche io allo stadio e dopo la gara andai con lui e altri suoi compagni di squadra a festeggiare in un ristorante. La stessa cosa due anni fa dopo una partita di Champions: andai a trovarlo e mi fermai da lui. La semplicità e l’umiltà sono sempre stati i segreti di Dries“.

Lei ora è all’Eendracht Alast, come sta procedendo la sua carriera in Belgio?

Dopo l’esperienza italiana ebbi dei problemi con il mio agente, e per un anno rimasi fermo. Ora ho ripreso e mi diverto. Ho fondato una scuola calcio di nome F2B Academy, grazie alla quale aiuto i bambini ad allenarsi e organizzo dei camp estivi. Mi piace molto questo progetto. Inoltre un po’ di tempo fa ho preso il diploma di allenatore“.

 

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