“Un episodio isolato”. Quante volte i nostri poveri timpani sono stati costretti a trasmettere al cervello questo impulso sonoro? Troppe. Il che si traduce in una cosa tanto semplice quanto ovvia: troppi episodi isolati rendono lo stesso episodio frequente, continuo, onnipresente. Dunque, il problema c’è. Ed è certamente legato all’ambiente calcistico, altrimenti nessun lavoratore emigrato dal Sud potrebbe pacificamente lavorare in una qualsivoglia città del Nord Italia.

Ogni giorno, cittadini baresi o napoletani, leccesi e reggini, catanesi e palermitani vivono serenamente (contribuendo al benessere e allo sviluppo del pil) a Brescia o Bergamo, Torino o Udine, Venezia o Trento, Milano o Como. Quando tuttavia si aprono i cancelli degli stadi, ecco che viene fuori il peggio della discriminazione o del razzismo. L’episodio che ha visto protagonista – suo malgrado – il giornalista barese inviato di Radio Selene all’esterno dello stadio di Brescia (al quale è stato “chiesto” se i cittadini di Bari sono italiani) è solo l’ultimo delle ormai centinaia di “episodi isolati”.

Basta parlare di “episodi isolati”: il calcio agisca e punisca i razzisti

Non serve più un orecchio attento per ascoltare i cori discriminatori o razzisti che ogni domenica accompagnano le partite italiane. Questi “suoni” sono ormai diventati la norma. E se si continuano a sentire, vuol dire che nessuno è stato in grado di prendere seri provvedimenti. I cori razzisti ed il comportamento che segue le parole sono ormai sdoganati, autorizzati, legalizzati. Le fantomatiche multe comminate ai club per il comportamento della propria tifoseria in questa fattispecie è talmente ridicola (10.000 euro!) sono la cartina di tornasole di chi non può lavarsi le mani proprio del tutto ed è costretto a far vedere che anche da noi esistono sanzioni.

Se si vuol cercare un vero deterrente per arginare una volta per tutte il problema, basterebbe aggiungere uno zero alla sanzione. 100.000 euro di multa. La caccia ai responsabili da parte dei club diverrebbe, allora sì, una roba più seria. Si potrebbe osservare che una sanzione così elevata darebbe i club in pasto alle tifoserie organizzare, che potrebbero ricattarli e far scattare i cori con il solo scopo di far multare il club. Vero. Ma un club che non collabora nell’identificazione di un tifoso razzista, è complice. Al pari, andrebbero inasprite le sanzioni per chi intona quei cori o per chi ha atteggiamenti discriminatori, proprio come avvenuto all’inviato di Radio Selene a Brescia: fuori a vita da ogni manifestazione sportiva. Chi sbaglia, paga? Bene. E’ ora di iniziare.

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