[df-subtitle]La ricetta di Ancelotti: tutti protagonisti, divertimento e modulo che può essere modificato senza stravolgere le convinzioni della squadra[/df-subtitle]

Ancelotti al Napoli nessuno davvero se lo immaginava. E poi, eccoli lì Carletto, d’azzurro vestito. De Laurentiis non ha aspettato Sarri, che non sembrava comunque convinto di restare, e ha messo a segno un colpaccio, un colpo di scena degno di un grande conoscitore di cinema qual è lui. Un copione imprevedibile: fuori un allenatore amato alla follia da (quasi) tutti e dentro uno che ha vinto tutto in Italia e in Europa, una garanzia per crescere ancora soprattutto in campo internazionale.

Ancelotti, da gran signore qual è, è entrato nel mondo Napoli con tanta umiltà. Ha iniziato partendo da uomini e principi del suo predecessore e poi, piano piano ha cambiato. Questo Napoli non ha 11 titolarissimi come accadeva nei tre anni precedenti. Per le partite importanti e non solo, la formazione era sempre la stessa, imparata quasi come una filastrocca. Modulo? 4-3-3. Fisso. Sempre quello, garanzia di successo e spettacolo. Dall’arrivo del tecnico di Reggiolo, invece, è cambiato tutto. Sia i giocatori in campo, sempre diversi, sia il modulo. Da agosto ad oggi, 10 partite del Napoli Ancellottiano tra Serie A e Champions League e 10 formazioni diverse. Coincidenze? Sono arrivate 7 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio. La svolta, dopo la sconfitta di Genova con la Samp. Gli uomini li aveva già cambiati tra una gara ed un’altra, ma da quella partita in avanti è cambiato il modulo. Basta 4-3-3. O meglio, non solo 4-3-3. Spazio al 4-2-3-1, al 4-4-2 super offensivo con Callejon, Zielinski/Verdi, Insigne e Mertens/Milik tutti insieme. Oppure spazio anche al 3-5-2. Già, perché contro il Liverpool Carletto si è inventato anche questo. Una finta linea difensiva a 4 con Maksimovic, schierato nella posizione di terzino destro, che in realtà faceva il centrale esattamente come Albiol e Koulibaly. Questo ha permesso a Mario Rui di alzarsi sulla stessa linea di Callejon e a Fabian Ruiz di andare a giocare dentro al campo per aumentare il palleggio e creare la superiorità. Risultato? Dominio Napoli, centrocampo di Klopp che non ne ha vista una, gol al 90’ di Insigne e 1-0 finale. L’ha vinta Ancelotti, c’è poco da fare. E poi in conferenza ha confessato di aver dato poche indicazioni tattiche ai suoi ragazzi: “Andate e divertitevi, perché partite come queste non capitano tutti i giorni”. Ecco. Proprio questo è un altro lato del gioco e della persona di Ancelotti: più divertimento, meno stress. L’ex allenatore di Milan e Real è abituato a gestire la pressione e la sua serenità riesce a trasmetterla ai suoi giocatori che in campo sembrano giocare più spensierati. Insigne, per esempio, non è mai partito così bene. Lui da napoletano sembra essere riuscito finalmente a giocare serenamente. Non che prima giocasse male, per carità, ma ora è ancora più decisivo. Ci sarà sicuramente qualcuno che avrebbe preferito che Sarri fosse rimasto (ogni riferimento a Mertens è puramente casuale), ma in molti (vedi Ounas) sono contenti di Ancelotti e del suo voler coinvolgere tutti.

Sarri ha fatto cose da pazzi, in senso positivo, a Napoli e questo Napoli è ancora molto suo. Forse, però, era giusto cambiare, più di così probabilmente non si poteva ottenere. Se sia servito più Sarri al Napoli o il Napoli a Sarri è una domanda alla quale è difficile rispondere. Probabilmente si sono dati entrambi tanto quanto hanno ricevuto in cambio. Il Napoli ha acquisito una vera identità, Sarri si è fatto apprezzare e conoscere da tutta Europa. La questione cambia se ci si pone la stessa domanda con Ancelotti. L’attuale allenatore partenopeo al Napoli sta dando tantissimo senza chiedere nulla in cambio perché in fondo non ne ha bisogno, ha già vinto tutto quello che c’era da vincere. Si diverte e diverte. Tutti. E grazie a tutti. Perché sì, in questo Napoli, chi più chi meno ovviamente, sono tutti protagonisti: da Insigne a Ounas, da Milik e Zielinski a Maksimovic. Ancelotti si sta costruendo una squadra di 18/20 titolari, senza spremere sempre gli stessi. E se crescono i singoli, cresce il Napoli. Aperto a più soluzioni e quindi meno prevedibile.

Ci sarà da divertirsi.

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