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Alejnikov: “A Dybala manca poco per esplodere definitivamente. Juventus mio primo amore”

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In diretta a “Taca La Marca”, programma in onda su Radio Musica Television, è intervenuto Sergej Alejnikov, ex centrocampista di Juventus e Lecce. Alejnikov si è soffermato sullo stato d’emergenza del calcio e su tanti altri temi.

Ecco quanto emerso.

La ripartenza: “Secondo me il mondo è malato, ciò rappresenta l’opportunità per azzerare tutto e per ripartire; così da permettere il ritorno del vero calcio. Bisogna riformare il sistema e tale discorso vale anche per gli stipendi dei calciatori”.

La squadra più danneggiata: “La Lazio è la squadra più danneggiata secondo il mio parere; stava dimostrando una condizione che le avrebbe permesso di concludere il campionato nel migliore dei modi. Per la Juventus la sosta è positiva, in questo modo ha il tempo di sistemare tutto al meglio”.

Differenze di rosa tra Juventus e Lazio: “Il numero di giocatori delle due rose è diverso, ma la profondità di un organico è un fattore relativo; se un allenatore sa gestire la sua compagine non importa su quanti calciatori effettivamente può fare affidamento”.

Dybala: “Per Dybala non giocare titolare in ogni partita è stata una cosa strana e forse questo gli ha dato un’ulteriore spinta per migliorare il suo calcio; gli manca poco per esplodere definitivamente Negli anni passati dopo qualche buona prestazione si montava la testa e questo incideva sulla sua continuità di rendimento”.

Approdo alla Juventus: “Era il periodo estivo e dopo una partita in Russia, mi chiamò il mio generale e mi disse che c’era la possibilità di giocare in Italia; ma dovevamo firmare rapidamente visto che il mercato stava per concludersi, siglai un contratto in bianco. Avevo la possibilità di andare al Genoa, ma quando arrivai a Venezia mi dissero che dovevo aspettare un paio di giorni; dopo mi venne paventata l’opportunità di indossare la maglia della Juventus“.

Esperienza Juventus: “Quando sono arrivato alla Juventus sono diventato ufficialmente un professionista, difatti in Unione Sovietica non si poteva essere considerati tali. Mi sono tuffato nel vero calcio professionistico che si può comparare al primo amore; per me è impossibile paragonare la Juve di oggi con quella passata.

La mia squadra la ricordo con grande affetto – prosegue Alejnikov – l’ambiente era così amichevole ed era un gruppo sano; ho solo pensieri positivi in merito. Quando partecipammo ad una tournée negli USA ebbi la fortuna di conoscere in maniera intensa Gaetano Scirea ed è stato un vero peccato che ci ha lasciati così presto”.

Affrontare Maradona: “Per me era come gli altri giocatori. Se scendi in campo vuol dire che il mister crede in te, ti dà un compito, in quel momento il mio era quello di affrontare un talento unico nel mondo; ma all’epoca non era il miglior Maradona. Confrontarsi con giocatori come lui ti rende ancora più competitivo e consapevole che fai parte dei grandi. Avevo il vantaggio di non temere nessuno; quando dicono che uno non è pronto per i più disparati motivi è una sciocchezza visto che parliamo di professionismo”.

L’URSS dell’88: “L’unica cosa che dispiace è che il titolo ci scappò in finale, ma nelle finali rimane solo uno. Purtroppo non fummo noi i vincitori nonostante un ottimo torneo. Tutto sommato perdemmo contro la grande Olanda di Van Basten e Gullit. Proprio Van Basten se non avesse affrettato il ritorno in campo, anche per partecipare a quella competizione, avrebbe potuto giocare molto più a lungo”.

Cristiano Abbruzzese
Cristiano Abbruzzesehttps://www.europacalcio.it
Giornalista pubblicista dal luglio 2012, è il direttore di EuropaCalcio.it.

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