“Ai Mondiali il Pontedera”. Chi andò in edicola ad acquistare la Gazzetta dello Sport del 7 aprile 1994, trovò sbattuta in prima pagina questa sarcastica massima. Il giorno prima era accaduto l’imponderabile: l’Italia di Arrigo Sacchi, che aveva radunato a Coverciano le truppe per uno stage non si sa quanto gradito, gioca e perde in amichevole contro il Pontedera di un altro Arrigo, ossia D’Arrigo (di cognome). A rivedere la sua intervista dell’epoca, pare di vedere un Allegri con pochi capelli in più ma stempiato alla stessa maniera.

VERSO USA ’94

Il 6 aprile di quel ’94, dopo due anni e mezzo di esperimenti e 70 giocatori convocati, ma soprattutto due sconfitte contro Francia e Germania in altre due precedenti amichevoli, Sacchi fronteggia una squadra tutt’altro che materasso per preparare i Mondiali americani. Il Pontedera gioca in C2 ma sta correndo spedito verso la C1: miglior difesa, miglior attacco e soprattutto zero sconfitte in campionato.

Il CT azzurro vuole che gli avversari giochino come farà la Norvegia, uno degli avversari nel girone di Usa ’94, che sarebbe iniziato due mesi più tardi. Ossia pressing e raddoppi, per testare la reazione dei suoi. Ma non è un problema per D’Arrigo: il suo Pontedera gioca così ogni settimana. Giocavamo col rombo a centrocampo. Non lo faceva nessuno in Italia. Avevo gente coi piedi buoni, era il modo migliore per sfruttarla”, diceva il mister

Capitolo formazioni. I granata schierano un paio di nomi che i calciofili più ossessionati hanno già sentito: uno è Alessandro Pane, difensore che proprio in quel 1994 lascerà la squadra per passare all’Empoli, con cui conquisterà la serie A. Il portiere è Giulio Drago, 32enne che invece nell’Empoli ci ha giocato in precedenza, e che l’anno prima era addirittura estremo difensore di una squadra di non vedenti, chiamata Aquilone.

Ma soprattutto c’è Alfredo Aglietti, che del Pontedera è la punta di diamante. Segnerà 22 gol, trascinando la squadra alla promozione, e anche lui se ne andrà da lì a poche settimane per andare alla Reggina e passare poi da Napoli nella stagione 1996-97 in serie A.

Arrigo Sacchi invece sceglie questi undici: Marchegiani, Panucci, Maldini, Costacurta, Baresi; Donadoni, Albertini, Conte, Stroppa; Signori, Roberto Baggio.

L’Italia ha perso con i transalpini a Napoli in febbraio, gol di Dijorkaeff (ai Mondiali la Francia non ci andò nemmeno) e 2-1 contro i tedeschi a marzo, doppietta di Klinsmann. Nessuno poteva immaginare che potesse arrivare la terza sconfitta consecutiva, per mano del Pontedera poi, una squadra valida, ma pur sempre una compagine molto piccola al cospetto dei Baresi, dei Baggio e dei Maldini.

LA SPUNTANO I GRANATA

E invece l’Italia è brutta, bruttissima: abulica, senza gioco, senza mordente. Al 19° Matteo Rossi segna l’1-0 scavalcando Marchegiani con un pallonetto. Poco dopo, per rendere l’idea di quanto gli azzurri siano in bambola, Conte compie un retropassaggio di testa a Marchegiani. Un pallone banale, che il portiere della Lazio si fa sfuggire regalando un corner. Dal quale scaturisce il 2-0 del Pontedera: l’estremo difensore salva sulla linea ma accorre Aglietti che insacca.

Nella ripresa Sacchi opera qualche cambio, inserendo Peruzzi in porta, Negro in difesa e Massaro davanti. Il momento più patetico cade al minuto 25: proprio Massaro colpisce la traversa, la palla rimbalza al di qua della linea, ma gli azzurri, in maglia bianca, chiedono a gran voce il gol come fosse una finale. Sarà comunque l’attaccante in forza al Milan a segnare il punto del 2-1, ben poco consolante. 

L’arbitro è Pierluigi Collina: dopo il novantesimo allunga il recupero a 6 minuti, nel tentativo di risparmiare una figuraccia al clan azzurro, inutilmente. A fine partita Sacchi si alza dalla panchina come un automa, lo avvicina una tv messicana (pure loro avversari dell’Italia negli Usa) e lui sibila soltanto: “E’ il momento peggiore da quando sono CT. Ma meglio affrontare la Via Crucis oggi, che dopo…”.

Gli azzurri, l’11 giugno, giocheranno negli Usa un’altra amichevole con il Costa Rica, e stavolta vinceranno 1-0. Solo un break, perché all’esordio Mondiale è l’Irlanda a spuntarla con un gol di Houghton.

La Via Crucis è appena cominciata: in dieci contro i norvegesi, Baresi che si infortuna al menisco, la Nigeria che a pochi minuti dal termine sta per estromettere gli azzurri, ancora in dieci per una ingiusta espulsione di Zola. E poi inizia il Mondiale di Baggio. Che si concluderà proprio con il suo capo chino dopo il rigore tirato alle stelle col Brasile in finale.

Ma il 17 luglio 1994 in pochi, dopo quell’exploit storico di una squadra di C2, avrebbero pensato di sedersi in poltrona a vedere l’Italia in finale dei Mondiali, e non il Pontedera.

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