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Addio Maradona, l’ultimo re di Napoli. Il mio ricordo

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ADDIO MARADONA, ULTIMO RE DI NAPOLI – Sono nato il 3 aprile del 1987, praticamente un mese prima che il Napoli vincesse il suo primo Scudetto. Forse il mio destino era già scritto. Dopo due anni arrivò la vittoria in Coppa Uefa, ne avevo tre quando si festeggiava il secondo tricolore. Pochi ricordi, quasi un flashback di quel periodo: festoni azzurri dappertutto nel quartiere Loggetta, dove tuttora vivo, a pochi passi dal tempio di Fuorigrotta.

All’età di 6 anni iniziai ad innamorarmi del calcio e del colore azzurro di quella maglia che rappresenta, per me, lo sfondo di una città intera. Una città, Napoli, che è stata resa grande dal suo ultimo re, Diego Armando Maradona. Era l’ultima gara della stagione 1993-94 e mio padre decise di farmi un regalo per la promozione portandomi allo stadio per la prima volta. La ricordo come se fosse ieri: Napoli-Parma 2-0. Forse nel cuore dei miei familiari già iniziava a celarsi quel velo di nostalgia nel ricordo di mio fratello deceduto due anni prima che io nascessi.

Nel 1984 il caro Emiliano fece i salti di gioia quando il Napoli acquistò Maradona. Ancora oggi ho i suoi ricordi nascosti gelosamente. Figurine e card speciali che non fanno più ormai. Un anno dopo se ne andò. Nel 1987 nacqui io, probabilmente qualcuno da lassù ha voluto che seguissi le sue ombre. Ancora oggi mi chiedo se sia lui a guidarmi in una passione, quella per il gioco del calcio, che definirei incessante.

Una passione nata sotto il segno indelebile di Diego Armando Maradona, il campione che è riuscito a vincere un Mondiale da solo. Il gol realizzato con “La Mano de Dios” all’Inghilterra aveva un significato particolare, un vero e proprio schiaffo morale nel ricordo della Guerra de las Malvinas. Sì, perché Maradona era questo: il capo popolo che guidava la sua gente contro l’egemonia del “più forte”. E così è stato anche a Napoli. Sette anni meravigliosi: due Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana. C’è chi dice che forse si sarebbe potuto vincere di più. Ma non importa, perché Napoli ha conservato questi anni come la pietra miliare della sua storia calcistica.

Come ho appreso tutte queste cose? Avevo fame di sapere, conoscevo tutti i volti dei calciatori che uscivano dalle bustine delle figurine e mangiavo videocassette che mi davano nozioni su cosa significasse Maradona per Napoli.

E sono qui a giudicare il calciatore, nessuno in Terra ha il potere di puntare il dito contro l’uomo, che a causa dei suoi demoni interiori si è distrutto da solo. Erano le 17:22 quando apprendo la notizia della morte di Diego Armando Maradona dal mio amico Joel residente in Paraguay. Anche per lui è un giorno triste e l’ha voluto condividere con me, conoscendo la mia ammirazione verso il più grande giocatore di tutti i tempi che ha dato lustro ad una città tanto bella esteticamente quanto martoriata dai soliti luoghi comuni che la infangano ogni giorno.

Addio Maradona, oggi un mio pezzo di azzurro vola con te in cielo…

Cristiano Abbruzzesehttps://www.europacalcio.it
Giornalista pubblicista dal luglio 2012, è il direttore di EuropaCalcio.it.

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