20 anni fa la ”Sentenza Bosman”, il calcio rivoluzionato da uno sconosciuto

20 anni fa la ”Sentenza Bosman”, il calcio rivoluzionato da uno sconosciuto

Era il 15 dicembre del 1995 quando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea stabiliva che pagare un indennizzo al suo ultimo club, per un calciatore a cui il contratto era scaduto, costituiva una limitazione alla libera circolazione dei lavoratori nell’area della stessa Unione.

Ovvero, in base al Trattato di Roma, un calciatore era assimilabile ad un qualsiasi altro lavoratore dell’Area UE. Nacque la ”Sentenza Bosman”.

Il caso che diede il la al rivoluzionario provvedimento giurisdizionale fu quello posto all’attenzione della Corte dal calciatore belga Jean-Marc Bosman, centrocampista a cui era scaduto il contratto con lo RFC Liegi nel giugno del 1990, che non potè trasferirsi al Dunkerque perchè il club con cui aveva un nuovo accordo decise di non corrispondere al Liegi un indennizzo per il passaggio.

Le leggi, all’epoca, prevedevano che – anche in presenza di un calciatore svincolatosi – il club che ne acquisiva le prestazioni dovesse versare una somma (su cui serviva accordo) nelle casse dell’altro per il cartellino dello sportivo. Da allora, però, non fu più così.

Infatti, ogni calciatore ormai col contratto scaduto avrebbe potuto trasferirsi gratuitamente ad altro club, ed inoltre avrebbe potuto stipulare un pre-accordo col nuovo club se la durata restante del contratto in essere fosse pari od inferiore a 6 mesi.

Tutto ciò, inoltre, ruppe anche tutti i limiti di tesseramento che allora c’erano: ogni club dell’UE poteva, e può tesserare, un numero illimitato di calciatori comunitari. E non solo.

Ovvero, la possibilità di tesserare calciatori comunitari a volontà aprì le porte (o meglio, le frontiere) anche ai calciatori provenienti dagli stati extra-UE: di fatto, il limite imposto dai vari stati sul tesseramento di stranieri (all’epoca in Italia si potevano acquistare illimitati stranieri ma solo 3 potevano essere presenti fra campo e panchina) saltò quasi completamente, aprendo la strada all’arrivo di numerosi calciatori, specialmente provenienti dal Sudamerica.

Poi, è tutto come è oggi, con i top club europei che spadroneggiano non solo nell’Unione, ma anche a livello internazionale: solo le competizioni per Nazioni riescono a far intendere quanto abbia pesato sul calcio ciò che la Corte UE ha stabilito 20 anni fa.

Il ”Caso-Bosman” è, quindi, anche l’emblema della possibilità che il calcio possa essere cambiato non solo dalla giocata di un singolo fenomeno, ma anche dalla infinita caparbietà di chi non è dotato di grossi mezzi tecnici e fisici.

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Francesco Leone
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