Rodriguez si racconta: “Derby, partita calda. Vengo da un quartiere difficile. Paura? Mai”

Rodriguez si racconta: “Derby, partita calda. Vengo da un quartiere difficile. Paura? Mai”

Intervistato dalla “Gazzetta dello Sport” Ricardo Rodriguez parla di infanzia e di derby.

La strada per il successo passa sempre dalla povertà e dai giorni complicati. La famiglia di Ricardo Rodriguez, una delle nuove perle della collana Milan che ben sta figurando in questa stagione, viene da Auzelg, quartieraccio di Zurigo, casa di RR per molti anni. Sin da quando il comune concesse per vent’anni una modesta abitazione alla sua famiglia, in difficoltà economiche. Alla vigilia del suo primo derby da protagonista, Rodriguez rivede quei giorni:

“Mai avuto paura nel mio quartiere. Ho visto macchine saltare per aria, case che bruciavano, ma sono sempre restato tranquillo”. 

Oggi deve preoccuparsi solo di spingere e contenere le avanzate avversarie. Domenica sera il test è di quelli duri, ma Ricardo è pronto: “Il derby è una partita speciale, adoro le partite “calde”. Con il Craiova, nei preliminari di Europa League, ho avvertito subito l’emozione che regala San Siro e quell’inno “Milan, Milan” che mi ha dato subito i brividi”. Contattato dai nerazzurri a gennaio, non se ne fece nulla e Ricardo scelse il Milan.

Correva e calciava sempre, Ricardo. Come tutti i bambini innamorati del pallone. “Da piccolo tifavo il Barcellona. Con mio fratello Francisco guardammo la semifinale del 2009 contro il Chelsea, e al gol di Iniesta eravamo letteralmente impazziti””.

Due parole sul momento tormentato dei rossoneri: “Mi dispiace per Marra, era un ottimo preparatore. Sono arrivato a Milanello un giorno e non l’ho visto più, peccato. Ma non sono decisioni che spettano a me naturalmente. Il calcio è così: giorni sì e giorni no. Di certo i nuovi devono gestire la pressione, alcuni ci riescono, altri meno”.  E svela un retroscena accaduto immediatamente dopo la sua nascita: “Mi operarono subito per un’ernia diaframmatica. C’erano le stesse possibilità di morire e sopravvivere. Mi è andata bene e ho capito che mi è stata data questa vita per essere felice”.

E di Milano? Che dice? “Bellissima, ma troppo traffico”. Come diceva Roberto Benigni in Johnny Stecchino, parlando di Palermo. Che aveva ben altri problemi più gravi. Ma per uno che ha visto macchine esplodere, non è certo un dramma.

 

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