Da Kakà a Pirlo, quando le grandi vele vengono ammainate

Da Kakà a Pirlo, quando le grandi vele vengono ammainate

La grande nave del calcio italiano perde altri membri di uno straordinario equipaggio

Un tempo fu Baresi, salutato nel 1997 con una grande partita celebrativa, e Baggio, nel 2004, salutato dagli ottantamila di San Siro in un Milan-Brescia di fine campionato. Oggi Totti, che ha abbandonato la dieci della Roma, e da ultimi ecco altri pezzi pregiati: dopo l’annuncio di Pirlo che lascerà il calcio giocato, è Kakà a far presagire un pensionamento a breve. L’ex milanista, in forze all’Orlando City in MLS, ha incolpato i troppi problemi fisici, come a quasi tutti i calciatori in età avanzata succede.

Il grande calcio internazionale continua a perdere pezzi ed è fisiologico. Fatichiamo comunque a pensare che questi giocatori, autentici artisti del pallone, che abbiamo visto in piena forza e vigore incantare i tifosi italiani sia con i club che con le proprie nazionali, e Kakà con la maglia brasiliana, debbano anche loro divenire oggetti da museo e reinventarsi una nuova vita.

Pirlo e Kakà sono stati l’asse del Milan di Ancelotti. Il primo, arrivato nel 2001 quando tutti i tifosi rossoneri attendevano Rui Costa e snobbarono il bresciano ex Reggina, accorgendosi presto però che la vera punta di diamante era divenuta il numero 21. Del secondo, abbiamo ancora in mente quella faccia pulita, quegli occhialini da secchione con i quali sbarcò a Malpensa nel 2003. Arrivato per 8,5 milioni dal San Paolo, nessuno si poteva aspettare che quel ragazzino, subito soprannominato “Bambino d’oro”, spaccasse il campionato.

Kakà arriverà al Milan impadronendosene subito, e proprio Rui Costa, spodestato dal ruolo di trequartista, invece che abbandonarsi alla gelosia, divenne il primo consigliere e la prima “guardia del corpo” del brasiliano.

Il resto è storia: c’è il loro zampino nella finalissima di Atene col Liverpool (Pirlo batté la punizione sporcata da Inzaghi, Kakà fornì l’assist per il 2-0), e diedero del tu al pallone come solo i fuoriclasse possono fare.

Un giorno racconteremo a figli e nipoti di aver vissuto l’età dell’oro del calcio italiano: dove sono passati Baresi, Baggio, Totti, Pirlo, e quel secchione con la faccia da bravo ragazzo che in campo diventava un uragano inarrestabile. Tantissimi altri ovviamente ne abbiamo visti, tanti altri arriveranno. Pensavamo non si dovessero mai ritirare e invece abbiamo scoperto che anche loro sono comuni mortali.

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