Esclusiva EC – Campolonghi: l’amicizia con i fratelli Inzaghi, Pirlo il predestinato e quella vincita al Totocalcio…

Esclusiva EC – Campolonghi: l’amicizia con i fratelli Inzaghi, Pirlo il predestinato e quella vincita al Totocalcio…

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Campolonghi nostalgico: “Ai miei tempi era completamente un altro calcio”

L’amicizia storica con i fratelli Inzaghi. Più Simone che Pippo. Quegli anni al Brescia con Pirlo che tirava via la palla ai 35enni. L’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1997 insieme a Buffon e Totti ed un carriera senza rimpianti. Marcello Campolonghi, ex attaccante tra le altre di Brescia, Milan, Cesena, Siena e Reggiana, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Marcello, facciamo un tuffo nel passato. Calcisticamente sei cresciuto con i fratelli Inzaghi. Raccontaci la forte amicizia che vi lega

“Io sono proprio in mezzo a Simone e Filippo. Quest’ultimo è del ’73, io sono del ’75 e Simone del ’76. Abbiamo giocato tutti e tre insieme perché quando eravamo nelle giovanili molte volte io giocavo con quelli più grandi e di conseguenza giocavo con Filippo. Per le sue qualità, anche a Simone toccava giocare con i più grandi di lui. E’ un’amicizia che dura da quando siamo nati, abbiamo fatto le scuole insieme, abbiamo fatto un percorso anche professionale insieme. E’ chiaro che poi le strade si son divise. A loro han portato giustamente gran fortuna e grande popolarità. A me un po’ meno ma sono contento di aver fatto quello che ho fatto. Tuttora mi sento con Simone quasi quotidianamente, con Filippo un po’ meno ma siamo stati sempre in ottimi rapporti”.

Quindi con Simone hai un rapporto particolare. Come giudichi la sua esperienza sulla panchina della Lazio?

“Ultimamente mi ha telefonato, gli ho fatto i complimenti. Penso che stia facendo una cosa eccezionale. Roma è una piazza esigente, molto difficile. E’ chiaro che lui lì è ben visto; a parte che è una persona splendida, ma poi con la maglia della Lazio ha trascorso gli anni più belli della sua carriera. Ha vinto lo Scudetto, ha fatto il record di goal in Champions League e in più ha ottenuto dei risultati penso inaspettati da chiunque. La Lazio sta lottando per un posto in Champions e sicuramente va dato atto che ci sono squadre sicuramente più attrezzate dei biancocelesti; quindi in questo caso si vede anche il lavoro di un allenatore”.

Nel Brescia 1996-97, compagine che poi conquistò la promozione in Serie A, eri compagno di squadra di un certo Andrea Pirlo, appena 18enne. Già in quegli anni si poteva intuire che Pirlo avrebbe avuto una carriera luminosa?

“Mi ricordo che il primo anno che ho fatto a Brescia, nel 1995-96, anno della retrocessione dalla A, Andrea aveva già esordito. Ti dico che per me era un predestinato. Ricordo che Lucescu (allenatore del Brescia all’epoca, ndr) un giorno aveva fermato un’amichevole perché avevano fatto un fallaccio a Pirlo e a colui che aveva commesso questo gesto gli disse “guarda che hai cercato di rompere un giocatore che diventerà un campione del Mondo, un top player”. Ci aveva visto lungo il mister. Anche a 16 anni in Serie B Pirlo prendeva palla e batteva di calci da fermo sia di destro che di sinistro e quindi si intravedevano già le doti. Tirava via la palla di mano a gente di 35 anni che aveva già giocato qualche anno in Serie A ed erano ben felici di dargliela perché si vedeva che era di un’altra categoria”.

Marcello, hai fatto parte della rosa dell’Italia che ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1997 insieme a Buffon e Totti. Ci puoi raccontare qualche retroscena di quell’esperienza?

“Arrivavo dall’anno del Brescia in cui siamo andati in Serie A. Puoi ben capire la soddisfazione di un ragazzo che la stagione prima giocava in C2 nella Maceratese e l’anno successivo si è trovato di fianco gente come Totti, Buffon, Grandoni, Pesaresi, Sereni; calciatori che giocavano già a grandi livelli. Per me era qualcosa di speciale. Ho trascorso un’avventura stupenda. C’erano anche Ventola e Lucarelli. La cosa che più mi ha colpito è che avevo di fronte ragazzi normalissimi. A certi livelli mi sarei aspettato un po’ di puzza sotto il naso e invece la cosa che mi ha strabiliato è che sono ragazzi alla mano, disponibili in qualsiasi cosa, anche con i tifosi. Aneddoti particolari non ne ho, posso solo dirti che attraverso giocate e comportamenti capisco la motivazione per la quale sono arrivati ad alti livelli”.

Qual è il ricordo più bello della tua carriera?

“Ce ne sono tanti. E’ chiaro che il primo goal in Serie B è stato quello che mi è rimasto più dentro. Affrontavamo il Genoa, noi eravamo primi e loro secondi. In quell’anno lì avevo fatto sette tribune consecutive insieme ad altri giovani come i gemelli Filippini, Adani, Savino, Pirlo, Baronio. Mi ricordo che anche quella domenica lì dovevo andare in tribuna e ad un certo punto mi viene a chiamare Aldo Moro e mi dice “Marcello scendi che c’è mister Lucescu che ti vuole parlare”. Avevamo già fatto la riunione e il mister mi dice “Non vai più in tribuna, giochi tu al posto di Lerda”. Chiamai subito mio padre esortandolo a venire allo stadio perché avrei giocato titolare. Passarono appena 10 minuti di partita e realizzai il goal dell’1-0. Posso citarti anche l’esordio in Nazionale contro l’Albania, la promozione in Serie A, l’ingaggio del Milan. E’ chiaro che della mia carriera posso solo esserne fiero, anche perché tutto quello che ho fatto me lo sono guadagnato. E lo dico con orgoglio perché non sono mai sceso a compromessi e se sono arrivato fino ad un certo punto è stato giusto così.

“Non ho mai fatto cose che a me non piacciono”

“Sai, nella carriera e nella vita devi scendere a compromessi per arrivare da qualche parte. Purtroppo il mio carattere mi ha messo anche i bastoni tra le ruote. Non nego che se fossi stato più malleabile e mordendosi la lingua in qualche occasione da giovane, magari sarei riuscito a stare in altri ambienti. Ma non è nella mia persona. Ho fatto più di 200 partite in Serie B e penso quasi il doppio in Serie C e ai miei tempi era completamente un altro calcio. Ora ti racconto un aneddoto simpaticissimo. Ricordo che una volta a Roma un ragazzo all’aeroporto chiese di Campolonghi, mi corse incontro e mi abbracciò come se fossi stato suo fratello. Io non capivo il perché e lui mi disse “guarda, ti stringo forte perché mi hai fatto fare una vincita al Totocalcio incredibile con un tuo gol”.

Da bomber quale sei stato, secondo te chi è l’attaccante più forte del campionato italiano?

“In questo momento i numeri dicono Icardi ma non mi entusiasma. Per il gioco che fa dico perché si avvicina di più alle mie caratteristiche, ovviamente con le dovute proporzioni”.

Chi vincerà il campionato?

“Secondo me ancora la Juventus. Mi piace molto il Napoli però la differenza tra i partenopei e i bianconeri è la continuità di risultati. Poi è chiaro che la rosa aiuta gli uomini di Allegri, hanno dei ricambi incredibili. Mentre nel Napoli se si fa male uno tra Mertens e Insigne, si va in difficoltà. Il campionato è molto lungo e spero vivamente che gli azzurri riescano ad arrivare fino in fondo perché esprimono il miglior gioco del campionato. Sarri? Per me è un fenomeno”.

 

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