Editoriale: Prime della classe in fuga, ultime al rallentatore. Il trend che coinvolge tutta Europa

Editoriale: Prime della classe in fuga, ultime al rallentatore. Il trend che coinvolge tutta Europa

il campionato di serie A, a circa un terzo del suo cammino sembra essere già spaccato in blocchi. Se, infatti, le prime tre hanno già raggiunto, o superato i 30 punti, di sotto ben cinque squadre non hanno ancora raggiunto quota 10.

Segno di un campionato con divari enormi tra le prime e le ultime della classe. Il risultato di tutto ciò sono si partite spettacolari e record di vittorie e di gol bruciati ma, allo stesso tempo mancanza di competitività che rende poco entusiasmante il torneo. Un trend, però, che non sembra essere peculiarità del torneo nostrano.

Guardando le classifiche dei maggiori principali tornei Europei, la situazione è analoga.

In Premier League, da sempre considerato il campionato più equilibrato d’Europa, si registra, invece, la situazione più paradossale. Dopo 11 giornate infatti, il Manchester City è primo con dieci vittorie ed un pareggio e ben 8 punti di vantaggio sul secondo posto. Sotto, però, la media è solo leggermente superiore a quello delle italiane, con la quintultima a quota 10, un punto in più della nostra Spal (che però ha una gara in più).

Situazione analoga in Liga con il Barcellona primo con dieci vittorie ed un pareggio e la quint’ultima a quota 11. In Francia la situazione va leggermente meglio in termini di punti con il Dijon a quota 12 ma il distacco dal Paris Saint Germain è già di 20 lunghezze, segno di un forte equilibrio verso il basso ma di un dislivello tra prime ed ultime anche in questo caso.

Anche la Bundesliga, unico torneo a 18 squadre, la situazione non è migliore, anzi. Se, infatti, il Bayern Monaco è l’unica capolista non imbattuta ed al di sotto dei 30 punti, le ultime due non hanno ancora vinto una gara dopo undici partite. Sintomatico il cammino del Wolsfburg quintultimo con una sola vittoria e ben otto pareggi.

Trovare dunque una soluzione univoca sembra facile in quanto, se per Ligue 1 e Premier League le due squadre in testa sono le più spendaccione d’Europa, in Liga resta sempre l’annosa questione di un brand troppo forte di Barcellona e Real rispetto al resto. La situazione della Bundesliga a questo punto, toglie l’alibi del torneo a 20 squadre.

La situazione, seppur eterogenea sembra confermare che le soluzioni ad ora adottate non hanno portato ai risultati auspicati. Il primo sconfitto è sicuramente il fair play finanziario che, se da un lato ha ridotto debiti e fallimenti, dall’altro ha ingessato il sistema non permettendo la crescita delle squadre medio-piccole. Nemmeno la riduzione di rose ed obbligo di schierare elementi cresciuti nel vivaio sembrano aver dato l’impulso.

Soluzioni? Ad ora l’unica alternativa sembra essere il tetto salariale, sperando di non scontrarsi ancora una volta con gli interessi dei ricchi ma potrebbero anche essere dati incentivi ai club non solo per i risultati sul campo ma anche per sostenere iniziative mirate ad alzare il livello di competitività.

Di questo passo, infatti, sarebbe a quel punto difficile fermare ancora la nascita della Superlega. Ma un torneo fatto di soli club di prima fascia toglierebbe probabilmente il fascino ad uno sport che ha sempre avuto un appeal trasversale. Per molti tifosi di provincia il sogno è ospitare e magari battere una big per non parlare dei danni che riceverebbe l’economia locale.

Un calcio più equilibrato, dunque, sarebbe un vantaggio per tutti.

 

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