EDITORIALE – Italia, strappa il pass per la Russia! Ma poi fermati e rifletti

EDITORIALE – Italia, strappa il pass per la Russia! Ma poi fermati e rifletti

Inimmaginabile un Mondiale senza gli azzurri

Domani l’Italia è chiamata a compiere l’impresa. In ogni caso, urge una lunga riflessione

In questo fine settimana, privo della Serie A e degli altri campionati europei, si è dato dato spazio alle Nazionali. E l’Italia, chiamata a una grande prova di maturità nella gara di venerdì sera, è uscita dal match di Solna, valido per la gara d’andata dello spareggio play-off per i Mondiali, con le ossa rotte. Inutile girarci attorno.

Tra qualche ora, nella bolgia di “San Siro”, Buffon e comagni sono chiamati a fornire una prestazione fatta tutta di cuore e grinta. In ogni caso, la FIGC e, più in generale, tutta l’Italia calcistica, devono fare delle riflessioni.

La domanda spontanea è questa: come è stato possibile bruciare quell’enorme e significativo “plus” della vittoria dei Mondiali in Germania del 2006 in questo modo? Per carità, Giampiero Ventura avrà (e le ha) le sue enormi colpe, ma il vero declino è iniziato peoprio nell’estate 2006, vale a dire una volta terminati i festeggiamenti per la vittoria della quarta coppa del Mondo. Ben prima quindi dell’approdo del tecnico ex Cagliari e Torino. E diciamola tutta: gli ottimi Europei della scorsa estate sono stati più un miracolo di Antonio Conte, bravo come nessuno a caricare ogni suo singolo giocatore, che altro.

Un periodo difficile capita a ogni Nazionale, basti vedere, ad esempio, la Francia da dopo la vittoria di Euro 2000 fino a non moltissimo tempo fa, o la Germania alla fine degli anni ’90.

Tanti giocatori hanno vestito la casacca azzurra ma, ad eccezione di quei mostri sacri che hanno continuato anche dopo il 2006, da più di dieci anni l’Italia non ha più avuto un campione, e questo è un dato di fatto. Tanti buoni giocatori assolutamente sì (non serve mettersi a fare nomi a mo’ di elenco telefonico), ma quel top-player in grado di cambiare da solo la partita è sempre mancato. E parliamo di un Paese dove si respira il calcio, dove i sabati e le domeniche si vive quasi esclusivamente per questo sport. Milioni e milioni di ragazzini fanno i salti mortali per arrivare a certi livelli. Eppure il livello è sceso incredibilmente. Com’è possibile?

Per affrontare in maniera completa ed esaustiva non basta di certo questo editoriale, in quanto il discorso è ben più lungo e complesso, ma la risposta alla domanda di prima è che, a partire dalla FIGC, serve una maggiore (e migliore) programmazione per la crescita e la valorizzazione dei ragazzi italiani. Indubbiamente i fattori sono anche altri, in situazioni così la causa non è mai una sola, ma sono troppi pochi i giocatori nostrani che militano nelle “grandi”, e quindi abituati a giocare con regolarità nelle coppe europee. Basti vedere il numero impressionante di tanti giovani francesi, tedeschi o spagnoli che già disputano costantemente la Champions con i rispettivi club.

Chi scrive non è di certo il primo a proporre questo argometo, ma il cammino verso verso questo campionato mondiale è un campanello d’allarme ben chiaro.

A ogni modo, intanto cerchiamo di andare in Russia. Dopo, con umiltà e a testa bassa, bisogna riflettere e ripartire.

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