Calcio italiano, a che punto siamo? Eccellenze e negligenze

Calcio italiano, a che punto siamo? Eccellenze e negligenze

Radiografia del nostro calcio allo stato attuale: promossi e bocciati

Pausa per le nazionali, tempo di riflessioni. Come un check-up, la visita di controllo del calcio italiano, consegna verdetti contrastanti. Abbiamo preso in esame quattro componenti tecnico-tattiche: Tv, parco allenatori, stadi e politica generale.

 

Tv e appetibilità del campionato:

In giugno, la base d’asta dei diritti tv per il triennio 2018/2021 era stata quantificata in un miliardo di euro. L’offerta complessiva di Sky per i due pacchetti in lizza, era stata invece di 440 milioni, mentre Mediaset si era tirata fuori. I diritti non sono stati assegnati. Il presidente Tavecchio ha anche spiegato che si procederà con un nuovo bando in cui «il valore di partenza sarà quello indicato in questo bando», ossia un miliardo di euro, e c’è tempo «fino a novembre, dicembre sei mesi prima dell’inizio della prossima stagione». Gli impianti ancora non soddisfacenti, la poca competitività con la Juventus integralmente padrona e dieci passi avanti rispetto alle altre, le troppe partite sonnolente e il generale ritmo basso del carrozzone, non potevano far sperare in un appeal elevato. Gli investimenti dei club per rinforzarsi sul mercato, potevano far pensare a un anno zero del calcio italiano, ma lo sapremo solo tra qualche tempo.

 

Allenatori:

Non inganni l’esonero di Ancelotti. Non può una stagione nata storta compromettere il suo valore e quel dei tanti tecnici italiani in giro per il mondo. Conte ha rivoltato il Chelsea, lo stesso Ancelotti ha vinto a Parigi, Madrid e anche nella infausta Monaco. Gli allenatori italiani sanno donare quell‘ordine tattico necessario per canalizzare la spericolata filosofia di gol e di puro spettacolo dei campionati esteri. Sprazzi di buon gioco si sono visti anche a Swansea con Guidolin, prima che la sua esperienza oltremanica si concludesse, e Mazzarri, nonostante l’inglese a dir poco maccheronico, ha portato in salvo il Watford senza patemi.

E da seguire è anche Domenico Tedesco, che con quel cognome non poteva che allenare in Germania. Il suo Schalke va monitorato, per capire se siamo di fronte a un nuovo miracolo italiano. Siamo convinti dunque che in linea di massima la scuola italiana sforni ancora tecnici preparati.

 

Stadi:

Quante volte ci siamo riempiti la bocca della parola “obsoleti”. Perché allora questa obsolescenza viene fatta pagare cara ai tifosi? I prezzi, come esposto anche da Xavier Jacobelli sul “Corriere dello Sport” in settimana, sono uno sfollagente ben più efficace di quello dei poliziotti. Pagare 30 o 40 euro per un settore ospiti da cui non si vede nulla, è paradossale.

In generale, il pubblico è comunque in aumento, ma la strada è ancora lunga. Occorre tener presente che qualche passo importante è stato fatto: in serie B il Frosinone ha inaugurato il suo nuovo impianto, l’Udinese ha rifatto il look al “Friuli” con eccellenti risultati, a Milano il sindaco Sala ha annunciato l’inizio dei lavori per l’ammodernamento di San Siro entro sei mesi, arci nota è invece la posizione della Juventus e i suoi 50 milioni annuali di incasso dall’ex Stadium, rinominato “Allianz”.

L’Atalanta si è comprata il suo “Comunale”, e ha già apportato migliorie con la tribunetta vista panchina al fianco di Gasperini, il Bologna è più che mai attivo per avvicinare la curva Costa al campo e mettere in piedi un museo rossoblu, mentre la Fiorentina ha depositato a fine 2016 il suo progetto per uno stadio da 40.000 posti e la “Cittadella Viola”.

Di contro, Napoli, le genovesi, le due di Verona e tante altre compagini, sono in stallo. La Roma doveva avere il suo impianto, e ha invece incontrato una brusca frenata. Per non parlare delle serie minori. Il Mantova, che un tempo sfiorò la serie A, gioca davanti a mille persone al “Martelli” ancora dotato di pista per il velodromo, così come Varese, il Modena non può nemmeno entrare al «Braglia», confiscato dal comune nel contesto della attuale e sciagurata gestione dell’ex procuratore Caliendo. Potremmo andare avanti all’infinito, e allora resta molto da fare seppur un abbozzo di direzione sia finalmente tracciata. Occorre perciò eliminare la forbice tra progetti in via di realizzazione e totali inadempienze.

 

Politica e governance:

Il vero tallone d’achille del calcio italiano. La Lega Serie A è commissariata da aprile (Tavecchio ne è il rappresentante), e a inizio settembre c’è stato l’ottavo rinvio per l’elezione di un presidente. Lo stesso dicasi per la serie B: l’avvocato Balata è commissario al pari di Tavecchio. Oltre ai motivi economici, vi è una totale incongruenza e unanimità delle posizioni.

La rappresentanza di 15 squadre necessarie all’approvazione di un presidente, è stata totalmente disattesa nell’ultima riunione di settembre, dove i club presenti erano soltanto 12. La politica del calcio italiano somiglia molto a quella del parlamento: punti di vista quasi inconciliabili, divergenze di opinioni e di idee, totale assenza di unità d’intenti. La situazione è una copia in carta carbone di numerose altre “diserzioni” e ammutinamenti che altro non fanno che ostacolare la necessità di fare passi avanti. Possiamo pescare a caso una nota del maggio 2009, per esempio, dove anche in quel momento, l’Assemblea di Lega (non ancora divisa fra A e B) fu disertata e non vi fu la possibilità di rinnovare i vertici.

Senza considerare i numerosi speculatori (come accennato, la situazione del Modena o il pasticcio di casa Parma con Manenti nel periodo post-Ghirardi, ma anche qui la lista è lunga) e loschi figuri che sfruttano decenni di storia e tradizione per un tornaconto personale, molto spesso sulla pelle dei tifosi, veri padroni e ambasciatori dei club, e i maxi indebitamenti che portano in seno svariate società sulle quali pendono sconfitte a tavolino e punti di penalizzazione, soprattutto nelle serie minori.

Nella speranza che la Nazionale centri la qualificazione in Russia, se il calcio italiano non riuscirà a virare verso una logica di trasparenza e rigidità, cosa che appare ancora pressoché irragiungibile, anche gli anni a venire non porteranno inversioni di tendenza ma solo un eterno e nocivo stallo con tutte le conseguenze del caso.

 

 

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